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4.8

Terzo album per le scimmie artiche. Come al solito il post-post-esordio è la cartina tornasole. E se già con i due precedenti non avevano stupito (pur avendo ottenuto un successo di vendite galattico), oggi si mettono a fare le piccole deviazioni dal tracciato della forma rock e tentano di svisare dal sentiero che i gruppi p-funk hanno ormai cementato.

Allora qualcosa di buono la trovi ancora, grazie magari alla produzione di Josh Homme (frontman dei Queens of the Stone Age), alla voce e alle storie narrate da Alex Turner (che in qualche punto tenta l’affiancamento a Jim Morrison) a qualche effetto che aggiunge un po’ di patina barocca al sound derivato da Klaxons, Maxïmo Park e affini. Ma dopo qualche ascolto il risultato è la solita emulazione di un suono targato 2000 ormai d’antan. Boring.

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