• Giu
    01
    2011

Album

Domino

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Sono un paio, non di più, le cose da dire del nuovo Arctic Monkeys: la coerenza di dichiarazioni sul rinnovato approccio alla scrittura innanzitutto, e la maggior leadership assunta da un Alex Turner sempre più padrone delle liriche.

Niente più canzoni dai riff e strutture astruse à la Pretty Visitors (dall'ultimo Humbug), e niente più serrate del batterista Matt Helders o, più in generale, i ritmi danzerecci che caratterizzavano i primi due album. Dancing Shoes o Brianstorm non hanno più spazio in questi nuovi Monkeys dalle soluzioni melodiche e liriche più rotonde e particolarmente attenti al ritornello catchy, quasi come se la band ora cercasse di siglare l'anthem svogliato o d'infilare le ballad "laterale" che entrano dritte nel diario.

Nella tracklist figura Piledriver Waltz – già contenuta nell'esordio solista di Turner, Submarine – che non è la sola ballad (Black Tracle, Suck It And See) di una scaletta che evidenzia un gruppo che sta ancora prendendo le misure con il proprio stile, mescolando magari in questo quarto lavoro la leggerezza pop rock dei primi due album e le sonorità stoner/sabbathiane dell'ultimo (vedi Library Pictures, Brick By Brick o Don't Sit Down 'Cause I've Moved Your Chair). A mitigare ulteriormente il tutto si legge poi tra le righe di diversi brani, uno su tutti l'opener She's Thunderstorms, un revival anni '90 che guarda soprattutto agli Oasis.

Un album di transizione forte di alcune quadrature (Reckless Serenade, già solo per il testo, piccolo capolavoro) e frenato da altrettante scelte stilistiche non ancora completamente a fuoco.

31 Maggio 2011
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