Recensioni

5.5

Sul web e sulle riviste specializzate se ne parla da mesi. Un loro LP di demo, Beneath The Boardwalk, impazza tra gli utenti dei peer to peer già da prima che firmassero per la Domino. Si sono già meritati la raccomandazione di David Bowie. E ora eccoli finalmente in veste ufficiale gli Arctic Monkeys, quintetto da Sheffield che, analogamente ai Clap Your Hands Say Yeah, è già diventato un culto grazie al puro e semplice passaparola.

E’ facile prevedere che questi imperterriti emul rockers prenderanno il posto della sensation dello scorso anno (o meglio, di fine 2004/inizi 2005, Bloc Party permettendo), ovvero i Razorlight, campioni in patria, ma invero sconosciuti dalle nostre parti. Ma ancor più che a rompere le scatole a Johnny Borrel e co., gli Arctic Monkeys tendono piuttosto a insidiare il trono dei Babyshambles, signori indiscussi del post punk chitarristico in terra d’Albione. Di queste lotte di potere, in fondo, non è che ce ne importa tanto. E’ invece evidente che la formula si è a dir poco usurata, e se la nuova band di Pete Doherty riesce comunque a convincere (sarà più merito di quell’imperterrito scazzo Clash-iano, chissà?), sinceramente con questo ennesimo attesissimo debutto pare che, ancora una volta, qualcuno stia cercando di colmare il vuoto lasciato dagli Strokes un paio di dischi fa.

Giochi chitarristici in botta e risposta stile Franz Ferdinand, una voce acuta, tendente al grattato, tante accelerazioni e un bel sound ruvido. Insomma, prendete Libertines, Strokes e Babyshambles (già detto? oops), incattiviteli un po’, fateli un po’ più versatili nei cambi di tempo e avrete il gruppo del 2006 (di NME e non solo). Buon divertimento, o come diceva il loro più celebre mentore: Let’s Dance!

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