Recensioni

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Ariel Pink ha ottenuto quello che voleva. Non solo è approdato su 4AD, non solo si è costruito una band, ma ha completato un’operazione culturale. Ha portato il kitch Ottanta nel lo-fi. Lo vediamo dalla ovvia schiera di proseliti che dietro al glo-fi trovano sempre il suo lume. O la sua mancanza di lucidità, che il diretto interessato chiama fantasy-psych.

Basta vedere Neon Indian dal vivo (con band) per capire la portata del lavoro preparatorio di Ariel. Il quale oggi arriva a sancire la sua paternità del fenomeno, offrendo con Before Today una sequenza di ricordi pop appannati Ottanta e fine Settanta – col senno di poi e l’accortezza di fare l’occhiolino a destra e a manca. In realtà le differenze ci sono eccome, rispetto ai capitoli precedenti dell’epopea pinkiana. Quella bassa definizione da macchina vintage e mal funzionante che arrivava all’orrido sublime in dischi come Underground, oggi, è sostituita da una sorta di “fedeltà” suonata che perde il sapore casalingo. Niente più patina di scortesia alla Residents. Pezzi come Round Round o Beverly Kills non mettono uno sull’altro piste disorientanti dei pezzi degli Abba, fanno gli Abba, punto. Non manca il distacco ironico del Nostro, che è gran visir e gran giullare insieme – e a tratti rimane divertente (Little Wig), specie nella seconda parte dell’album.

Eppure ci sembra che Before Today soffra dell’onda da riflusso. Il luccichìo sotto l’acqua non scompare del tutto (Butt-House Blondies potrebbe segnare un nuovo avvio per la carriera di Pink, smutandando la scorza del grunge da sotto il pop sentimentalone). È per questo che va bacchettato, Mr. Pink, prima che scompaia dietro al personaggio.

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