Recensioni

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Continua l’ottimo lavoro della Paw Tracks (etichetta di proprietà degli Animal Collective). Dopo varie uscite appartenenti all’orbita del collettivo animale (tra cui l’ottimo Young Prayer di Panda Bear), è ora la volta del primo estraneo alla famiglia, Arial Pink. Giovane allampanato losangelino, già titolare di un numero imprecisato di uscite nel circuito off, Arial Pink’s Haunted Graffiti (questo è il nome per esteso) ha la possibilità di uscire dall’anonimato grazie all’interessamento di Panda Bear & Co.

Le notizie su The Doldrums ci dicono di un album nato come cd-r casalingo, registrato su un otto tracce con sole voce, chitarra e tastiere (la batteria che si sente dovrebbe essere frutto dell’ugola di Arial), presumibilmente in una stanza dalle pareti tappezzate con poster di Brian Wilson e Todd Rundgren. Sì, perché è proprio dalle parti loro che vanno a parare le piccole pillole contenute nel dischetto. Sono visioni distorte e sghembe del pop, puzzle imprevedibili e proprio per questo inclini all’effetto sorpresa.

Tra il falsetto sonnolento di Strange Fires, le trame melodiche di Among Dreams, il croonerismo abulico di Gray Sunset e lo slaker pop di Envelopes Another Day, sembra di ascoltare contemporaneamente Pet Sounds e A Wizard, A True Star. Un mare di idee che pur parlando la stessa lingua non coincidono sempre perfettamente (la seconda metà del disco, tranne Let’s Build a Campfire There, è emblematica in tal senso). Ingenuità perdonabilissime, visto come il nostro affronta la tortuosa strada che porta alla melodia (quasi) perfetta. I miglioramenti sono d’obbligo; per ora la sufficienza è più che meritata.

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