Recensioni

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Nato a Gerusalemme oramai 33 anni fa, Asaf Avidan faceva il grafico, oltre che suonare e pubblicare alcuni dischi con i suoi The Mojos. Ma sarebbe mai bastata la provenienza esotica per farne un fenomeno internazionale quale oramai è diventato? Probabilmente no, ma ci si è messo di mezzo un remix di un brano (One Day) realizzato da un oscuro dj tedesco. E allora le cose sono cambiate definitivamente. Abbandonati i The Mojos, qui Asaf suona quasi tutto da solo ed esordisce in proprio con un disco che sta facendo sputare votoni da tutte le parti e gli ha già garantito un tour da sold out in mezzo continente.

La particolarità del suono di Asaf Avidan sta tutta nella sua voce del tutto particolare, come se il timbro graffiante di Macy Gray si fosse fuso con l’angelicità di Antony, seppure senza davvero avvicinarsi a quella profondità espressiva. Con tale strumento donatogli da madre natura, Asaf riesce a creare atmosfere suggestive che si affacciano tanto nel cantautorato pop-rock europeo, quanto nel post-trip hop. A noi il personaggio ricorda moltissimo un fenomeno da una stagione come , anche per lo Strange World che si porta dietro. Per l’uso intenso dell’eco per la voce vengono in mente anche i primi Portishead o il Tricky in bianco e nero di un famoso spot tv.

Non vi ritroviamo però lo spessore del grande artista che qualcuno vi intravvede, quanto piuttosto l’onesto artigiano che con il mestiere riesce a scrivere brani suggestivi come Love It Or Leave It o il downtempo di Conspiratory Visions Of Gomorrah. Apprezzabili pure gli inserti mediorientali di 613 Shades of Sad, come la cinematica titletrack. Lo ritroveremo presto in una campagna pubblicitaria. E non ci sarà niente di male.

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