Recensioni

Gli Auden erano (sono?) un quartetto viterbese decisamente in tono con questa sorta di “revival” emo che sta investendo il nostro paese e non solo. Love is Conspiracy è una specie di ristampa digitale, un album registrato ben dieci anni fa e mai ufficialmente uscito. A colpire è proprio quanto un lavoro del genere superi la prova del tempo ed appaia così in linea con le uscite attuali.
Gli Auden propongono tutte le istanze dell'emocore americano anni '90 (in particolare della seconda ondata): un filone che nasceva da lontano per appartenere, al di là della connotazione geografica, a chiunque riuscisse a riempire voci e chitarre più di sentimento che di aperta violenza hardcore. Senza apparire troppo nostalgica o ossequiosa, la band tende a mettere in campo in appena cinque tracce idee piuttosto convincenti, mostrando una personalità capace di mantenere alta l'attenzione e buone qualità tecniche.
Meno tristi dei Mineral, privi di quell'eccessiva malinconia à la Sunny Day Real Estate, forse più adulti dei Get Up Kids, gli Auden, sembrano avvicinarsi maggiormente alla lezione di band come Seam e sopratutto The Van Pelt: quella crescita emozionale che scandiva di pari passo amori e conflitti dell'animo (A Conspiracy About Love). Tra la rabbiosa urgenza strumentale (Spring Grass For A Girl Collision) e quella vitale melodia (My Wrong Sentimental Education) che caratterizza gli esteti dell'emotional di sempre, gli Auden tendono ad inserire parentesi più tipicamente disincantate (Things I'Ve Never Done) e ferali (la a tratti quasi Karate-iana There Was Always Too Much Light In The Room).
L'unica pecca è forse da ricercare nell'imperfetta pronuncia inglese, facilmente tralasciabile pensando a quanto un disco vecchio dieci anni riesca ancora a giungere diretto, apparire intenso ed appassionare. Riemergendo da un oblio che non meritava affatto, dato che dimostra appieno che “l’attualità era dieci anni fa”.
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