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Per inquadrare appieno il primo lavoro degli Autechre bisognerebbe indagare nella musica cosmica dei Tangerne Dream e Cluster, tuttavia, senza scomodare gli alfieri del kraut, il suo contesto di riferimento più immediato è rappresentato da Bytes dei Black Dog (con le sue Close Up Over, Atypic e Plaid), On di Aphex Twin (con le sue D-scape e Xepha), Tango & Vectif di µ-ziq e qualcosa del primo Orbital (Belfast).

Incunabula, a parte qualche soluzione un po’ scontata, è un album originale, che denota idee estetiche già abbastanza chiare. Il sound è asettico e ambient, le sezioni ritmiche calibrate, i drappi melodici, impalpabili. Non molti i facili ammiccamenti alle scene chill-out o techno, comunque, una prova fruibile da un pubblico modaiolo.

Kalpol Introl si apre su un riff elettronico viscoso e avviluppato, a cui seguono poche manciate di note celestiali alla Popol Vuh (si ascolti Aguirre), charleston acquatici e una melodia riverberata che tiene attento l’ascolto quel tanto che basta da poter essere ricordata. C’è già tutto il criterio che rintracceremo in alcune tracce successive: un ambient-e disimpegnato adatto a proiezioni mentali, oppure uno spazio ricettivo nel quale l’ascoltatore si lascia trasportare dai ritmi, avvalendosi della prevedibilità della trama musicale. Tipica mossa di Incunabula, che sarà subito abbandonata da Amber in poi, è quella di far tacere, con un effetto mute, la sezione ritmica e lasciare così il synth, per qualche secondo, da solo; cose scritte in ogni manuale del provetto musicista house (“intelligent” o meno).

Ci sono comunque tracce nelle quali il rigore e la serietà degli Autechre emerge compiutamente. In questi componimenti il duo scopre il tratto isolazionista, dimostrandosi abile nella trascrizione elettronica di solitarie ricognizioni urbane, o meglio, nella traduzione istantanea dell’attività cerebrale nell’elaborazione di questi spazi. Questi luoghi sono – e saranno – spesso popolati da timbri riconducibili a costruzioni in cemento, acciaio, vetro e sporcizia. L’arte dei Nostri è una combinazione di murales e grattaceli, arte povera e architetture d’alta ingegneria, un impasto che si traduce anche nell’accostamento tra apparecchi analogici e digitali.

Basscadet rappresenta l’epitome di queste astrazioni: l’ideale colonna sonora d’una perlustrazione in un capannone industriale abbandonato alla periferia di Manchester, tra synth dal timbro Roland e campionamenti computerizzati.Sempre valide, ma di un’altra pasta: 444, che si avvale di una melodia aphexiana dichiarata, e Lowride, capolavoro chill-out per pianola jazz, incursioni melodiche alla Orbital (Belfast, su Orbital, 1991), breakbeat filtrati e altri sample hip-hop. Per la cronaca, l’album entra nella UK Indie chart al nuemro 1, e così anche Basscad EP, anch’esso valido, che segue a pochi mesi di distanza.(Basscad è l’unica uscita discografica che vede una stessa traccia comparire sia in un EP sia in un album). (6.5/10) a Incunabula (6.0/10) a Basscad EP.

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