Recensioni

7.5

L’esordio del collettivo, accreditato ai soli Panda Bear e Avey Tare, arriva dopo l’opera in proprio di Panda Bear del 1999. Spirit è un dischetto con pochissime sbavature e molti, moltissimi punti a suo favore.
Coadiuvati dall’apporto di Brian Waltz (The Geologist), il Panda (che siede dietro i tamburi) e Avey (canto, chitarra, piano e laptop) inanellano una serie di stralunati e personalissimi pastiche psycho folk pop. Sin dall’inizio c’è assoluta chiarezza sulle intenzioni dei nostri: citano Fennesz e Brian Wilson nell’iniziale Spirit They’ve Vanished (per chiarire, Brian Wilson influenza Fennesz che poi influenza gli Animal Collective, tutto torna), virano sul folk d’assalto in April & The Fantom e si dilettano con ballate scheletriche nero andanti come Chocolate Girl. Si continua nei territori pop sognanti cari a Flaming Lips e Microphones (Everyone Whistling e Bat You’ll Fly), si rasenta il classicismo disadattato (il turbine pianoforte più glitch di Penny Dreadfuls) per sfiorare nuovamente la magia pop del deus ex machina di Pet Sounds (Someday I’ll Grow To Be As Tall As The Giant).
Spirit è figlio di quella gerarchia che fa del pop meno allineato e fruibile (Wilson, ma anche tanto Barrett e altrettanto Spence) uno stato d’arte, ricco di arrangiamenti e trovate stilistiche “aliene” ai primi ascolti, ma familiari se gli si dà fiducia.

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