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6.7

Musica strana quella dei Bachi da Pietra. Violenta seppur contenuta nei volumi, vibrante, sfocata. Un blues primordiale appena elettrificato e monocromatico, ossessivo e inesorabilmente lento. Titolari del progetto Bruno Dorella (Ronin, Ovo) e Giambeppe Succi (ex Madrigali Magri), a comporre geometrie artigianali focalizzate sulla batteria del primo e la chitarra del secondo.

Del resto non serve altro, dal momento che l’obiettivo è quello di veicolare una musica umorale e diretta, avvolgente ma minimale, strutturata su un cantato appena accennato e una chitarra che dal blues riprende attitudine più che grammatica: sei corde che rilasciano sprazzi di inquietudine – Solare – o che magari cedono ad un battere di rullante anoressico – Aprile D.C. – e ad atmosfere ipnotiche (Primavera del sangue). Nel magma reiterato di riffs e piatti si inerpicano i testi di Succi, poesie angoscianti e carnali che raccontano di esistenze fallite, illusioni svanite, vita e morte. Spaccati di un’etica della disperazione figlia del vivere quotidiano.

Tra i cattivi maestri del gruppo inevitabile citare l’ex Bad Seeds Hugo Race, profeta tutt’ora insuperato di certo blues ruvido ed oscuro, anche se ad alcune derive di impianto jazzistico dell’australiano i Bachi da Pietra sostituiscono un'immediatezza più accentuata.

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