Recensioni

7.3

I canadesi Badbadnotgood sono un trio di prolifici producer elettronici di scuola jazz e hip-hop con nel sangue un'attitudine DIY e un'età media che non supera i 21 anni. Gli album finora pubblicati sono rigorosamente autoprodotti, registrati in take lampo e distribuiti in free download in formato mixtape mentre l'attenzione mediatica su di loro, attraverso virali Youtube Sessions, live show con indosso maschere da maiale e collaborazioni con calibri quali Tyler The Creator, si è andata gonfiando fino ad oggi, culminando nell’investitura come Resident Jazz Group al Coachella 2012.

Dello scorso anno l'esordio, BBNG, un lavoro di perlopiù cover (da J Dilla ai Joy Division, passando per le musiche di The Legend Of Zelda) ricche di inventiva e qualche scommessa aperta sulle reali capacità compositive, mentre il sophomore, BBNG2, che partiziona equamente la tracklist con una rilevante selezione di brani inediti, è materiale fresco che arriva a ridosso di una buona ondata d’hype.

Continuando a tributare con rispetto gli ascolti madre della band, Alex Sowinski, Matt Tavares e Chester Hansen si concentrano maggiormente sul suono: oculano gli interventi sopra-traccia e migliorano gli intrecci matematico-jazzistici nelle proprie composizioni. Nel rifacimento di Earl di Earl Sweatshirt il basso lavora distorto e modulato a supporto del superbo featuring al sax di Leland Whitty, in quello synth-heavy di Flashing Lights di Kanye West è l’addizione di un violino a portare il cambio di passo. Per gli originals non è soltanto dilatazione del range sonoro ma un tentativo di sintesi tra le cose della Chicago dei Tortoise nei 90s (Vices), il trip hop (UWM per contrabbasso angolato, organo Hammond e vibrafono) fino a tracce come CHSTR che prendono a prestito il 2-step di Burial per condurlo in un ottovolante ritmico via indietronica e basso fusion à la Weather Report.

Con un approccio muscolare ma disciplinato, pensato in maniera "elettronica" – ovvero avendo in mente layer su cui lavorare in addizione o sottrazione, complici l’ottima produzione e l'accessibilità complessiva dell'opera -, BBNG2 è un must listen anche per gli estranei ai riferimenti musicali che contiene. Non solo: è la consacrazione di una maniera post-laptop d'intendere un jazz-trio.

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