Recensioni
Badly Drawn Boy
It's What I'm Thinking Pt.1 – Photographing Snowflakes
-
Stefano Solventi
- 20 Novembre 2010

Ma che bella implosione, Mr. Gough. Che bel ritorno. Dopo i colpi di testa e le fittonate para-prog che facevano inarcare il sopracciglio di sorpresa però accadevano – come dire? – un po’ fuori dalla tua giurisdizione. Insomma, qualche pisciatina fuori dal vaso l’hai fatta, caro Damon, condita dalle molte mattane, dai bruschi sbalzi d’umore e quegli scazzi in sede di concerto che ti hanno procurato non la fama di rocker maledetto (e quando mai?) piuttosto quella di capriccioso attaccabrighe più bizze che talento. E sì che di talento hai dimostrato d’averne, tanto tempo fa. Adesso il ritorno all’indipendenza per la One Last Fruit e questo primo capitolo d’una trilogia nientemeno. Alleluja per il ragazzo disegnato male!
Ok, a dire il vero la copertina klimtiana surreal/simbolista non fa ben sperare, però poi t’imbatti in un folk-pop estoplasmatico/trepido/acustico su quel letto di evanescenze elettrosintetiche, fondale emotivo più che atmosferico, e in quegli approcci cameristici che hanno il merito di ostentare più pensosità che enfasi (vedi What Tomorrow Brings), e ciò vale anche quando metti in piedi una baldanza Morrissey tipo il singolo Too Many Miracles. Massì, devo dirtelo, sono davvero contento. Ti trovo in forma, malgrado tutto. Certo, si sente che ci vai coi piedi di piombo, che prendi la mira con cura. Lontanissimo è l’estro soave di About A Boy (a parer mio il tuo capolavoro) e ancor più l’incontenibile stravagante immediatezza del debutto The Hour Of Bewilderbeast.
Tuttavia proprio di quest’ultimo – che poi fu il primo, dieci anni fa cribbio! – il qui presente It’s What I’m Thinking Pt.1 – Photographing Snowflakes potrebbe sembrare il figlioletto timido, con l’Elliott Smith obliquo di This Beautiful Idea, con le tenerezze springsteeniane di A Pure Accident, con la fragranza indolenzita vagamente Eels di The Order Of Things, con la folk ballad a giri bassi – e slide contrita – della title track, con l’up-tempo tra Al Stewart e Belle And Sebastian di I Saw You Walk Away. Forse potevi risparmiarci gli esotismi afrocaraibici della piuttosto insulsa This Electric, però non c’è arredamento senza qualche nota stonata, quindi ok, le tue trepidazioni di mezza età mi sembrano buone, deliziosamente depresse e fuori fuoco. Del resto non è facile fotografare fiocchi di neve, vero?
Amazon
