• Ott
    01
    2012

Album

Parlophone

Add to Flipboard Magazine.

La pressione portata dai solidi consensi ricevuti dai predecessori Fur And Gold (2007) e Two Suns (2009) e la conseguente ansia da prestazione, la doppia nomination ai Mercury Prize, l'appellativo "the next Kate Bush" e dunque il blocco creativo, le crisi di panico e, non per ultimo, il ticchettio sempre più assordante dell'orologio biologico. Il terzo album di Bat For Lashes poteva facilmente non arrivare mai.

The Haunted Man è la risposta dopo trenta mesi di gestazione, un periodo lungo, caratterizzato da scelte importanti e coraggiose ammissioni, come l'abbandono sia del glitter che dell'alter ego femme-fatale Pearl utilizzato in Two Suns. È disco di svolta questo, e lo si capisce a partire dalla cover in bianco e nero, dai tagli iconograficamente grezzi ed essenziali, agli antipodi dell'estetica tra hippie e misticismo post-moderno del recente passato. La Kahn si spoglia di naiveté in molti sensi: toglie il riverbero sulla voce, le claustrofobie patinate, e mette al centro un'intimità squisitamente pop, tenendosi ben stretta gli arrangiamenti drammatici, le percussioni marziali e le elettroniche pad.

In aperta contrapposizione agli umori americaneggianti di Two SunsThe Haunted Man è un lavoro profondamente UK. Il grosso della scaletta ruota attorno alla torch song britannica, fa concept delle preoccupazioni per il lignaggio e tratta degli errori ed orrori dell'hopeless man che tendono a ripetersi lungo le generazioni inglesi (la titletrack, lo stesso album-title ne sono emblemi). Non solo: lo si nota anche nel confronto naturale e immediato con female singer anglosassoni, presenti e passate, quali Kate Bush, Annie Lennox, Florence And The Machine, Adele e i primi Goldfrapp.

Il singolone Daniel del 2009 non fu ago nel pagliaio. Anche quando il songwriting cede alle tentazioni radiofoniche e ci si lascia andare in versi à la Lana Del Rey ("Holding you, I'm touching a star / Turning into a Marilyn, leaning out of your big car", in Marylin), la Natasha Khan interprete non è mai stata così convincente, piacendoci anche in refrain prevedibili come "You're the train that crashed my heart / You're the glitter in the dark" (in Laura).

Complice uno staff di talenti in produzione (David Kosten, Dan Carey, Beck, Adrian Utley dei Portishead, il collaboratore storico di PJ Harvey Rob Ellis), ciò che abbiamo è un set invidiabile, snello, incisivo e coinvolgente. Al contrario della Marina And The Diamonds di Electra Heart, e parallelamente all'ultima Cat Power (il cui Sun ha avuto una gestazione altrettanto travagliata), Bat For Lashes riesce a conservare autenticità ed eleganza, confermando un percorso d'eccellenza continuata che non disdegna le chart e che solo il desiderio di maternità, di cui la musicista anglopakistana non ha mai fatto mistero, pare ora in grado di arrestare.

14 Ottobre 2012
Leggi tutto
Precedente
Peter Broderick – These Walls Of Mine Peter Broderick – These Walls Of Mine
Successivo
Putiferio – LovLovLov Putiferio – LovLovLov

album

artista

Altre notizie suggerite