Recensioni

6.8

Avevamo lasciato i Battles in un momento delicato: appena finito di raccogliere i frutti di Mirrored, ad oggi una delle uscite più importanti degli anni 00, era arrivato come una doccia fredda l'annuncio della dipartita di quella che era considerata la mente del progetto, Tyondai Braxton. Il tutto alle porte delle registrazioni di Gloss Drop, che esce ora anticipato dal singolo Ice Cream con il feat. Matias Aguayo: mano sedata sul fronte febbrile (Atlas, Tonto) e passo indietro verso strutture tipicamente math.

Il valore aggiunto è l'approccio giocoso e divertito: pur nel maggior rigore, tanto il suddetto singolo quanti altri momenti nel disco manifestano un colore e una vitalità che mancavano nel grigiore metropolitan-warpiano di Mirrored, concedendosi a tratti svisate soundtrack (Africastle), dub (la Sundome con Yamantaka Eye dei Boredoms) e sul finale anche prog (White Electric); si prova, in pratica, a mischiare le carte seguendo strutture più rigide e cercando comunque di non perdere la propulsione tipicamente battlesiana (volgarmente rock).

Perso Tyondai, e quindi il lato melodicamente più schizzato del prisma, i Battles si trovano a riflettere nuovamente sul math e sulle traiettorie art-pop che proprio il wiz kid aveva cercato d'introdurre nell'ultima fase della line up originaria. Con i featuring la compensazione riesce soltanto a metà: aumentano le possibilità ma alla base il gruppo si scopre monolitico e non altrettanto capace di raggiungere una nuova e convincente cifra stilistica.

L'effetto per certi versi è quello di un disco dei Chemical Brothers in salsa matematica. E Gloss Drop, passato un primo deludente impatto, si rivela essere un buon album di transizione.

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