Recensioni

7.1

BC Camplight, al secolo Brian Christinzio, è un artista americano che dal 2011 risiede in Inghilterra. Manchester, per la precisione. E per sopravvivere in modo ironico al Nord, decide di scrivere un disco di meticciato pop tanto interessante quanto di facile presa. Attenzione però: dietro la presunta facilità delle nove canzoni di questo How To Die In The North si nasconde una sensibilità artistica profonda, tant’è che l’etichetta Bella Union non ha esitato a pubblicare questo suo terzo disco in carriera.

Ascoltando How To Die In The North si ha la sensazione di immergersi in un racconto fantastico, dove ci si imbatte in visioni trasfigurate di personaggi quali Brian Wilson (Atom Bomb e Love Isn’t Anybody’s Fault)), Bee Gees (Just Because I Love You) o XTC (Lay Me On The Floor). La retromania è la cifra di questo disco, e se aggiungiamo una sensibilità schizoide nei confronti dei generi musicali e dei riferimenti, il risultato è difficilmente identificabile con una sola parola (poliedrico?).

Ballate pianistiche (la finale Why Doesn’t Anybody Fall In Love Anymore) si affiancano a certo power pop d’annata (Grim Cinema) con la stessa naturalezza con cui durante l’ascolto vengono in mente Supertramp, Bowie e Super Furry Animals: per il modo in cui frulla ogni ispirazione, si potrebbe quasi definire BC Camplight un nuovo Beck, ma molto più immerso nel passato, precisamente nel decennio a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. Fatto sta che How To Die In The North ha una propria caratura artistica, nonostante un pozzo di riferimenti: dopotutto il pop è una forma in continua evoluzione. Pur avendo radici ben piantate in un preciso momento storico, questo album si lascia ricordare semplicemente per essere la testimonianza di una sensibilità artistica notevole, merce rara di questi tempi.

 

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