• Mag
    01
    2012

Album

Sub Pop

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Concedeteci un parallelo con l'ascesa dei The National: se Devotion (2008) fu il loro Alligator, e Teen Dream l'equivalente di Boxer (l'ingresso tra i nomi di punta della scena internazionale), Bloom con tutta probabilità sarà l'High Violet di casa Beach House.

Un disco che potrebbe proiettarli nelle top 10 – almeno nella prima settimana – sia di USA che Inghilterra, il tipico lavoro che pur non innovando, metterà probabilmente d'accordo tutti, sia i fan della prima ora sia chi inizia a scoprirli solo oggi, grazie ad una serie di brani che non possono lasciare indifferenti. Bloom sostanzialmente può essere visto come un continuo di Teen Dream ad angoli smussati e con pigmentazione ad acquerello: grande coesione di fondo, produzione più nitida e levigata e le pieghe maggiormente dark del loro sound rilegate a livello lirico, con temi quali la morte e la perdita dell’innocenza.

Fin dal solenne incedere ad alta concentrazione melodica del magnifico singolo di lancio Myth, Bloom si rivela un concentrato di raffinate quanto riuscite pop song: i vocalizzi dreamy di Lazuli, le ripartenze di Wishes, i minuziosi ricami armonici di New Year (che sul finale ritrova le sventagliate sbilenche che rendevano unica Norway) e la particolare On The Sea (in certi passaggi, con chitarra post-rock), sono senz'altro gli episodi più significativi.

Privi di sbavature e di rischi, i Beach House di Bloom suonano come una band rodata che ha saputo innalzare il proprio stile all'interno dell'inflazionato e spesso omologato dream-pop revival, affinando una proposta sonora che qui può dirsi definitiva. Punto d'arrivo e possibile classico (azzardiamo… Grammy 2013?) che inevitabilmente necessiterà di un seguito in grado di bissare questi livelli e contemporaneamente di rivoluzionare il Beach House-sound. Non sarà facile.

30 Aprile 2012
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