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Può uno degli EP d’esordio più convincenti degli ultimi tempi provenire da un gruppo capitanato da un – non più giovanissimo – musicista attivo discograficamente dal lontano 1992? E può uno degli EP d’esordio più convincenti degli ultimi tempi provenire da un gruppo che in più di un’occasione – senza volere essere necessariamente cattivi – suona come una cover band dei Goo Goo Dolls?

La risposta per entrambi i quesiti è, incredibilmente, affermativa. Stiamo parlando dei Beach Slang – power trio di Phildelphia guidato da tale James Snyder, per anni voce e chitarra dei punk-rocker Weston – e del loro debutto discografico Who Would Ever Want Anything So Broken?. Quattro tracce per undici minuti di rimarchevole compattezza, in cui il trio  – che si completa con JP Flexner, già batterista negli Ex-Friends, e con Ed McNulty, bassista dei NONA – si cala abilmente nel ruolo di fiero sbandieratore di un modo di fare rock tipicamente East-Coast, viscerale, genuino, sentito e passionale, ma allo stesso tempo diretto e senza troppe pretese. Un concetto e un’attitudine non così facili da rintracciare negli ultimi anni, se non in band come Gaslight Anthem (ecco, non gli ultimi…), Titus Andronicus, Japandroids e, in forma più articolata, Cymbals Eat Guitars.

Who Would Ever Want Anything So Broken? si apre con Filthy Luck e vince subito facile: è praticamente una versione aggiornata di There You Are dei Goo Goo Dolls che a sua volta era una versione aggiornata di Bastards Of Young di quei Replacements tornati in questi giorni sugli schermi TV americani dopo quasi tre decenni di ban. Un vero anthem per tutti coloro che sono schiavi dell’essere “always fucking up” con uno Snyder orgoglioso di appartenere – “Kids like us are weird, and more, we’re brave. We tie our tongues and turn them into rage. And the night’s still young” – ad una scena come quella di Philly dove si invecchia con la chitarra in mano e con la sindrome di Peter Pan come migliore amica. La città, la notte, la polizia, gli amplificatori, la vita che scorre nelle vene, la voglia di non crescere e i retrogusti emo – “This city sleeps in a pattern of broken junk, but nights like this, it don’t matter. All this dirty fun. We’ll grow high not up” – sono presenti anche nell’altro apice dell’EP, Get Lost.

Temi ricorrenti pure in Kids, slacker-manifesto (“We’re just some dumb kids getting wasted and knowing we’re alive“, “The kids are still alright. We’re just too high to fight“) gridato tra i denti e in Punk or Lust (“They don’t know the power of amplifiers or the gutter is where we feel alive“). Tutta roba che sta ai kids e ai junkie di Philly come i testi di Repetto/Pezzali stavano alla provincia pavese.

Difficilmente diventeranno dei big e nulla ci assicura che reggeranno anche su formato lungo (li attendiamo a giorni con il secondo EP, Cheap Thrills On A Dead End Street), ma i mai domi Beach Slang con Who Would Ever Want Anything So Broken? EP hanno confezionato un gran bel dischetto denso di energia, cuore e vigore.

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