• Giu
    10
    2013

Album
BE

Columbia Records

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La prima sfida post-Oasis tra i due fratelli Gallagher l’ha vinta sicuramenteNoel, sia sul lato quantitativo – in Inghilterra circa 750.000 le copie vendute da Noel Gallagher’s High Flying Birds contro le poco meno di 200.000 di Different Gear, Still Speeding – che sul lato qualitativo: Noel era la mente dietro a buona parte dei successi targati Oasis e, non a caso, il debutto dei Beady Eye era un lavoro in cui un paio di brani azzeccati non riuscivano a controbilanciare carenze a livello di songwriting, autocitazionismo esasperato e idee musicali decisamente obsolete.

Dalla prima release a nome Beady Eye ad oggi, Liam Gallagher è ovviamente rimasto sulla cresta dell’onda grazie alle solite e frivole notizie sul rapporto con il fratello (compreso un ipotetico comeback della band diWonderwall), provocazioni fini a se stesse di dubbio interesse e al consueto tran-tran promozionale, spesso di cattivo auspicio.

Il sophomore album intitolato BE porta invece qualche interessante novità, non tanto nell’inesistente apporto di un Jay Mehler (Kasabian) subentrato a Jeff Wootton in fase post-realizzazione, quanto nel cambio in cabina di regia tra Steve Lillywhite e il più eclettico Dave Sitek (TV On The Radio), fresco del poco riuscito Mosquito dei Yeah Yeah Yeahs. Se infatti l’album d’esordio era settato più sullo “Still” che sul “Different”, BE sotto alcuni punti di vista può essere visto come un tentativo – riuscito – di distaccarsi in parte dall’universo Oasis.

Scritta a due mani da Gallagher e Archer, Flick of the Finger è trama 100% british, ma – oltre agli ottoni – si scorgono tessiture psichedeliche che prendono vita ancora meglio nella tensione malinconica della successiva e oscura Soul Love o nell’uptempo di una Shine A Light tenuta in piedi principalmente da ritmo e scelte sonore azzeccate.

Una maggiore acidità made in UK (Primal Scream, direbbe qualcuno) e una maggiore attenzione a livello strumentale (varietà tra fiati e inserti di synth) compensano la rivedibile performance vocale di Liam e, se perfino l’inutilità degli abusati riffacci – che ormai non impressionano più nessuno – di Face The Crowd o gli standard delle ballad semiacustiche (Soon Come Tomorrow e la “dedica” a Noel ironicamente intitolata Don’t Brother Me) riescono a superare la barriera della mediocrità, lo si deve anche e soprattutto all’ottimo lavoro di Sitek.

Tra i fan degli Oasis – perché questo rimane a grandi linee il target, nonostante tutto – c’è chi ne tesserà lodi incredbili e chi lo denigrerà in quanto “strano”. Tipico tifo gallagheriano a parte, anche i passaggi meno convincenti – la banale Iz Rite e l’ordinario rock di I’m Just Saying – non minano un lavoro che, pur non destinato a lasciare traccia in un 2013 musicale che guarda altrove, riesce comunque a dare un senso al progetto Beady Eye.

30 Maggio 2013
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