• Set
    11
    2015

Album

4AD

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A Zach Condon sono serviti quattro anni per rivestire i panni di Beirut. Un periodo che per il musicista ha rappresentato non solo una lunga pausa dopo il successo dell’acclamato The Rip Tide, ma anche un momento di crisi, come ha raccontato lui stesso salutando l’uscita del suo ultimo lavoro, No No No: un blocco del musicista che gli ha causato grandi timori circa il suo destino di artista, e che lo ha messo duramente alla prova nella creazione del nuovo disco.
Per tutti questi motivi, No No No rappresenta dichiaratamente un album di rinascita: forse il più solare e leggero tra quelli pubblicati finora, ma anche il più debole dell’intero catalogo di Beirut. Con le sue nove canzoni (nessuna che raggiunga i quattro minuti), il Nostro continua a viaggiare tra i sentieri di un ethno-folk da cartolina e suggestioni world esotizzanti, dove è il pop a prendere le redini di una forma canzone già largamente caratterizzata e riconoscibile.

Con No No No Condon propone infatti la stessa formula di tutti gli album precedenti, condensandola in brani da poco più di tre minuti che non aggiungono nulla di nuovo al suo repertorio: che si tratti di episodi riusciti quali l’iniziale Gibraltar (percussioni, synth analogico e handclaps ad introdurre un ritornello semplicissimo ma di buon effetto), del singolo No No No (altra trascinante ballata dall’atmosfera circense), oppure della strumentale As Needed, costruita sull’intreccio di archi e acustica, il disco si ferma a piccole composizioni, con la voce del buon Zach ancora fragile e struggente, ma non più in grado di comunicare il pathos e la profondità del passato. Perché è proprio questo il maggior difetto di No No No: molte idee ma pochi, pochissimi risultati concreti, con l’impressione che Beirut abbia voluto pubblicare un disco più per dimostrare a se stesso di esserne ancora capace, che per la reale qualità della musica.

Chi ha amato e ama ciò che, spesso con molta approssimazione, va sotto la dicitura ethno-folk, apprezzerà No No No senza riserve; chi invece cercherà la malinconica nostalgia del passato e la magica capacità di ricreare paesaggi sonori in grado di trasportare lontano l’ascoltatore, rimarrà deluso, con la speranza che per Zach Condon No No No sia solo un tentativo di ritrovare se stesso.

6 Ottobre 2015
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