Recensioni

Grigio, fumoso, etilico, sfocato. Il primo disco dei Belize da Varese è un lavoro che guarda simultaneamente in tante direzioni diverse: a cominciare da un’elettronica minimale sussurrata e mai invadente che assume di tanto in tanto contorni dub o trip hop pur mantenendo una forma costantemente soffusa, elegante e confortevole. Nei due featuring con l’mc Disa (Due e Cecilia) arriva a reclamare il suo spazio un’impegnativa declinazione hip-hop che riesce felicemente a far fare un salto in avanti alla musica del gruppo: sterzate violente in cui la comfort zone viene abbandonata e destrutturata, messa in discussione con urgenza e immediatezza insieme a quei paesaggi incerti e incostanti che connotano momenti, storie e personaggi annoiati, mancati e malinconici.
Quelle storie di quartiere da cui riparte una sferzante Bovisa a mano armata con una chitarra quasi western a sfumare nei glitch di suoni pixelati. E se la title track sembra fare idealmente da coda a questo discorso, è in Quando la città dorme, Decidere e Loveless (che a parte una citazione nel testo non ha nulla a che vedere con i My Bloody Valentine) che le costruzioni sintetiche del gruppo incontrano felicemente un tocco pop risolto in canzoni che si imprimono sin dal primo ascolto.
Nella chiusura della scaletta, affidata alle due parti di CV, i Belize provano a rallentare i ritmi per aprire la finestra, prendere un bel respiro e magari provare a sintetizzare negli ultimi 8 minuti ulteriori possibili digressioni che questo disco avrebbe potuto assumere (un elettronica più danzereccia, le influenze r’n’b). Un esordio impegnativo che pur aprendosi a tantissimi, forse troppi varchi musicali, riesce comunque a non scendere mai sotto un buon livello complessivo di produzione, scrittura e arrangiamento.
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