Recensioni
Belle And Sebastian
Girls in Peacetime Want to Dance
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Marco Frattaruolo
- 14 Gennaio 2015
Il 29 settembre scorso i cuori dei fan dei Belle and Sebastian devono aver avuto un sussulto alla notizia della pubblicazione di una nuova raccolta di inediti firmata Murdoch and co. Succede così ogni volta che qualcosa torna a muoversi nel mondo sognante e out of time della band scozzese, e i cinque anni di silenzio passati da Write About Love, rotti solo dall’uscita della compilation The Third Eye Centre, dal progetto cinematografico God Help The Girl e da qualche fugace apparizione nello Stivale per date estive, altro non hanno fatto che esasperare l’attesa. Attesa terminata con il lancio del singolo The Party Line, quattro minuti di inaspettata elettro-dance capaci di elevare a ennesima potenza la curiosità di addetti ai lavori e fan attorno a Girls In Peacetime Want to Dance, il nono capitolo discografico della band, prodotto e mixato presso i Maze Studios di Atlanta da Ben H Allen (già al lavoro con Gnarls Barkley, Animal Collective, Deerhunter e Fanfarlo).
Ed è proprio la parola “dance” a gravitare maggiormente attorno a GIPWTD, e su cui fa leva la svolta compositiva del combo di Glasgow. Che poi chiamarla svolta potrebbe risultare fuorviante, visto che nel corso della loro ventennale carriera i Belle and Sebastian, nonostante abbiano prediletto un particolare canone stilistico caratterizzato per lo più da ballate malinconiche, sognanti e vellutate, hanno dimostrato allo stesso tempo un eclettismo stilistico aperto a contaminazioni di vario genere. Sarebbe allora il caso di chiamarla scossa, questo sì. Una scossa che a partire dai beat ondeggianti della sopracitata The Party Line, passando per quelli stroboscopici di Enter Sylvia Plath (provate a immaginarvi la poetessa di Boston trascinata da Giorgio Moroder) e dai frammenti elettro-esotici di Perfect Couples (che nel finale prende irrazionalmente la via del britpop), ci riconsegna una band che a dispetto della sua longevità mostra nuova linfa vitale. Sonorità nuove, quindi, che avanzano di pari passo con quella tradizione che risuona a meraviglia nel sound nostalgico dai riflessi Northern Soul di Nobody’s Empire, traccia definita da Murdoch tra le più intime da lui mai scritte, nella barocca e familiare The Cat with the Cream e nel melanconismo tipicamente belleandsebastiano di Ever Had a Little Faith?.
Ma GIPWTD – oltre a suonare come un classico disco dal piglio pop targato B&S, questa volta dotato di un maggiore potenziale intrinseco che potrebbe spingerlo fin dove nessun altro album della band scozzese ha mai osato – è anche e soprattutto un album attuale e politico, all’interno del quale Murdoch ha voluto ritrarre sogni suburbani, ansie, speranze e drammi, immaginando di dar voce a una giovane ragazza, la Allie che dà il titolo alla seconda traccia del disco (brano rockeggiante che Noel Gallagher vorrebbe scrivere da una vita) e che incontriamo mentre cammina sotto la pioggia in The Book of You, seduta a riflettere sull’ipocrisia della politica in The Cat with the Cream e nella bucolica traccia conclusiva Today (Army’s for Peace).
Girls In Peacetime Want to Dance è tutto questo condensato in dodici brani, durante i quali avrete il tempo di immergervi in letture impegnate, sorseggiare fumosi tè e lasciarvi andare a “stupidi” balletti. Non viviamo in un periodo di pace, niente affatto, ma per almeno un’ora fate come se lo fosse.
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