Recensioni

7

Torna, di nuovo. Dopo circa un anno dall’ultimo Get Up! siamo qui a parlare ancora una volta di lui, Ben Harper. Ma come suo solito il 45enne americano non viaggia da solo. Se ad accompagnarlo nella sua ultima avventura c’era lo storico armonicista Charlie Musselwhite e nei precedenti Give Till It’s Gone e White Lies for Dark Times gli elettrici Relentless7, ecco che in questa ultima fatica, Childhood Home, troviamo al suo fianco niente di meno che la madre Ellen. Ben Harper ormai si trova in una posizione in cui tutto gli è permesso. Da questo “trono” privilegiato, che negli anni il vecchio Ben si è guadagnato grazie alla capacità di reinventarsi e ripartire da zero (ma da una base ben consolidata), Harper può perciò prendersi il lusso di registrare un intero disco casalingo insieme a sua madre. Un album che se dal punto di vista del potenziale commerciale potrebbe dire ben poco (solo i fan di vecchia data, probabilmente, provvederanno all’acquisto), rimane comunque tra i dischi che hanno coinvolto maggiormente dal punto di vista emotivo il musicista californiano (Welcome To The Cruel World resta in cima alla lista).

Le dieci tracce che compongono Childhood Home, quattro delle quali scritte da Ellen, riassumono e riflettono perciò quella che è stata la vita degli Harper: a partire dal 1958, quando nella cittadina californiana di Claremont i genitori di Ellen diedero vita al Folk Music Center & Museum. Nel negozio dei nonni, tra chitarre, banjo e ukulele, Ben passò gran parte della sua infanzia e proprio all’interno di quelle quattro mura ebbe modo di apprendere l’arte e i segreti della musica americana. Childhood Home rappresenta quindi, per forza di cose, un disco intriso di storia e tradizione che trova la sua naturale espressione nel classico suono americano a cavallo tra folk e country, con chitarra e voce alla base dei dieci brani. Qui l’intrecciarsi delle voci armoniose e delicate di madre e figlio riescono a creare un’atmosfera di totale intimità (Learn It All Again Tomorrow, How Could We Not Believe), mentre nei testi c’è spazio per gioia, amore, ma soprattutto per malinconia e nostalgia (City of Dreams, Memories of Gold, Born to Love You), emozioni che finiscono col permeare gran parte dei 34 minuti di musica.

Alla fine Childhood Home non chiede molto al proprio ascoltatore, se non di farsi coinvolgere ed emozionare dall’onestà e dalla delicatezza con cui Ben & Ellen riescono ad evocare l’intimità dello spazio familiare.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette