• Mar
    01
    2007

Album

Bedroom Community

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Ben Frost. Frost come gelo. Ben che ha l’aria di uno che regge il peso di tutto l’universo sulle proprie spalle. Uno che incurvato sempre più sul laptop sviscera le sue cupe ossessioni con la mania e la dedizione di un Savonarola del nuovo millennio. Un solitario. Uno fuori dal gruppo. Uno che è passato dall’ex nuovomondo Australia a quel pezzo di inverno che si è fatto terra che chiamiamo Islanda. E la sua musica è come lui. Fuori contesto, fuori moda, fuori tempo (massimo).

Quelli dalla memoria buona si ricorderanno di un altro disco di Frost che gironzolava per alcune playlist qualche anno fa. Il non meno che ottimo Steel Wound per intenderci. Un pregiatissimo diamante ambient tagliato a colpi di chitarra effettata. Il nuovo Theory Of Machines cambia veste. Abiura totalmente allo struggimento d’ambiente e si ingrossa a colpi di cupi riflessi industriali. Vaste pianure di elettro-drones tesi e ansiogeni, come in un clima da thriller sempre sul punto di deflagrare. Come avere uno scheletro metallico e rivestirlo di carne buona.

Se una panoramica d’ambiente è ancora possibile, si tratta piuttosto di un colpo d’occhio sulla Los Angeles del 2029 distrutta da Skynet. Questa “teoria delle macchine” è materiale dark che anche sul piano musicale si mimetizza come un cyborg tra gli umani, immaginando un possibile ibrido tra Amon Tobin e gli Swans. Del resto una dichiarazione d’amore è pronta per l’occasione: We Love You Michael Gira.

29 Marzo 2007
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