• Gen
    25
    2019

Album

Dead Oceans

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Gli album frutto di collaborazione possono essere opere ben difficili da realizzare, ma Better Oblivion Community Center non sembra cadere vittima di questa condizione, grazie a un forte senso di equilibrio che ha permesso a entrambi i musicisti di creare un proprio mondo senza usurpare il potere all’altro. I due in questo caso si chiamano Conor Oberst e Phoebe Bridgers, e dopo che la seconda ha aperto un concerto del primo nel 2016, pare sia scoppiato l’amore, tutto artistico.

Conquistato dal talento della giovane cantautrice di Pasadena, il più famoso Oberst ha deciso di dare vita a un progetto ben più corposo di un semplice duetto: la coppia ha trascorso il 2018 scrivendo e registrando insieme a Los Angeles, dando vita così ai Better Oblivion Community Center. Un album omonimo di dieci tracce che combina entrambi gli stili per creare qualcosa che non sembra affatto un semplice mix di mondi lontani ma suona come una raccolta generosa di canzoni, che mettono in risalto i talenti complementari dei due. Se Oberst rivela un’energia illimitata per la creazione, padroneggiando confessionali lacrimosi con quel timbro unico e brizzolato, la Bridgers ammanta di sentimentalismo e nostalgia un canto armonico e sacro dando vita a un calore rassicurante e crepuscolare.

Il disco mescola così country, elettronica e alt-rock con facilità riuscendo a toccare simultaneamente sonorità attualissime e profumi anni ’90. Nei testi si parla di attualità, gas Sarin, rifugiati in tv, corse di beneficenza, quotidianità spazzatura mentre si stagliano momenti strumentali melmosi e glaciali. Dall’ottima Sleepwalkin’ che con la sua linea di basso incisivo è un inno edificante e intenso per viaggiare alla jam folk-rock di Dylan Thomas che riveste di un ritmo mid-tempo contagioso l’impressionante assolo di chitarra overdrive;  Service Road e Chesapeake, canzoni a metà fra l’inquietante e l’onirico, permettono ai musicisti di fare quello che sanno fare meglio, raccontare una storia. Non manca qualche passo falso come accade col pop di Exception To The Rule che presenta un rozzo ritmo elettronico in odor di Flaming Lips non esattamente a fuoco. Ma è un piccolo inciampo che perdoniamo.

Better Oblivion Community Center è un disco che permette ai due musicisti di mettere in luce il meglio l’uno dell’altro, con benevolenza vertiginosa, in preda a emotività disconnesse e a un romanticissimo dolore lirico. Collaborazione tra due simboli di diverse generazioni di cantautori indie americani – la giovanissima e il veterano – per un disco che dona un candido songwriting di godibile fattura esplorando territori sonici sì familiari ma ancora orfani di una veste così bizzarra.

 

8 Febbraio 2019
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