• Mag
    15
    2013

Album

Warp Records

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Per Bibio / Stephen James Wilkinson conta più il contesto che il testo, verrebbe da pensare ascoltando Silver Wilkinson, settima prova sulla lunga distanza. E il titolo – una personale silver age? – non fa che rendere naturale uno sguardo in prospettiva sull’attività finora svolta.

All’inizio, sulla coda della folktronica di inizio ’00s, Bibio era l’astratto vignettista folktronico (Fi, Mush, 2005) tutto echo chamber e registrazioni in cassetta stop & play, perfetto per il posizionamento sulle nascenti hauntologiche tendenze britanniche della Ghost Box. Da li si è sviluppato un artigianato che ha fatto della stratificazione la propria cifra stilistica: da una chitarra, spesso in primo piano, registrata, “layerata” nel multitraccia, arricchita di loop, field recording ed effetti, hanno preso vita paesaggi o brevi storie riconducibili a qualche stereotipica landa britannica, tra pioggerelline e foschie all’alba (Hand Cranked, 2006, Vignetting The compost, 2009). Il segreto della svolta del 2009 e del passaggio dalla Mush alla Warp dell’amico Clark e dei venerati Boards Of Canada, è consistito nell’aggiungere i beat e i colori del mondo J Dilla a quelle campagne e farci sembrare Ambivalence Avenue come la cosa più naturale al mondo.

Nell’anno del fermento wonky, al di qua come al di là dell’Atlantico (da FlyLo a Harmonic 313), l’album rappresenta un perfetto esempio di freschezza e timing e sono tutti d’accordo nel ritrovarci ottimi incastri di funk e HH, idm aggiornata al looping chitarristico di The Campfire Headphase (uscito lo stesso anno in cui Bibio pubblicava l’esordio Fi) e un’agreste – appena abbozzata – scrittura brit folk di lungo corso che rappresenta, anche a questo punto, la partenza e l’arrivo del Nostro.

Il sequel sempre su Warp, Mind Bokeh, spinge sull’acceleratore massimalista: Bibio attacca sapori ’80s, sostituisce il prefisso ghost con glo e affolla di lustrini la già colorata tavolozza con discreti risultati ed implicazioni importanti: il bilanciamento tra contesto e testo si traduce in uno spostamento di fuoco del secondo, ovvero da una modalità folk a un’appetiblità pop, rimandando così a un momento successivo un dilemma mai completamente risolto tra una scrittura non pienamente autosufficiente e una produzione di beat non ragionata in termini prospettici.

Con Silver Wilkinson la questione si pone proprio in questi termini: senza novità nella formula e, anzi, riavvolgendo il nastro al calore folky di Ambivalence sedato dalle precedente produzioni su Mush, magari influenzato dall’Iradephic di Clark (che lui stesso – a ben vedere – ha influenzato sul lato chitarristico), troviamo un Stephen James Wilkinson arroccato su una formula stanca ma non stancante, che ha la forza della coerenza ma senz’altro mostra i segni del tempo. Le voci “instagrammate” di Dye The Water Green, i riscacqui di Mirroring All, il concentrato r’n’b a base di Jackson 5 di You, gli interessanti passagi goth (Wulf ) che meriterebbero una separata sede (e trattazione), formano un mosaico mai così bisognoso di una solida base in scrittura (À Tout à L’heure).

Dopo un bagno nelle mode, Bibio cerca la complicità della nicchia per ritrovare se stesso o prendere fiato, ma quello che ottiene è un soltanto un ripiego.

 

19 Maggio 2013
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