Recensioni

6.5

E poi arriva il momento di pensare in due, di suonare allineati, di creare convergenze: il chitarrista jazz Bill MacKay e l’avant-folker Ryley Walker devono aver pensato a un nuova avventura, nel mondo delle corde, del loro stridere e sfiorare i polpastrelli sulla superficie tesa e volatile di una corda quando hanno deciso di ritrovarsi. Freschi di una seconda collaborazione che ha dato alla luce SpiderBeetleBee, i due musicisti statunitensi sembrano però alla continua ricerca di un nuovo mondo, fatto di improvvisazioni e lunghe jam in coppia, senza mai separarsi dalle fidate e amatissime chitarre, ovviamente. A quasi due anni dal loro debutto in coppia con Land Of Plenty, il suono delle due chitarre continua fluentemente lungo il percorso già iniziato, esplorando idiomi misti e selvaggi, trasformando melodie composte attraverso l’improvvisazione e trovando in questo mix una terra condivisa, là da qualche parte tra gli Appalachi e le Highlands.

SpiderBeetleBee irradia un ottimo equilibrio fra austerità e bizzarria, aprendosi a una danza quasi barocca prima di cedere a temi celtici, mentre si avvia una conversazione fluidissima fra le due acustiche di MacKay e Walker. I passaggi intricati divengono scambi, pensieri e riflessioni in cui raccogliere la tradizione di un blues dolceamaro che scivola in spazi latini e profondi. Sopra il fingerpicking di Walker, MacKay suona una chitarra a cinque corde, la sua requinto, con fare romantico e raggiante, accompagnati dalla tabla, un tamburo indiano, di Ryan Jewell. Per gli amanti delle esplorazioni chitarristiche, The Grand Old Trout soddisfa ogni tipo di morbosa affettività alle sei corde mentre echi drakeiani – che già erano stati chiamati in causa per il debutto di Walker – riempiono il suono di Pretty Weeds Revisited con quel violoncello soffice e brillante di Katinka Kleijn della Chicago Symphony Orchestra.

L’atmosfera rilassata in I Heard Them Singing con le percussioni à la Jim O’Rourke vede il duo trasferirsi temporaneamente in India per un’escursione globale e gentile. Un animo pastorale ma feroce al tempo stesso nutre brani come Stretching My Dollar In Plano e Lonesome Traveler in cui i due chitarristi si combinano in maniera quasi vaporosa. La lunghezza estenuante di Naturita rende il tutto un po’ pesante, arrivando a realizzare di essere dinanzi a un interminabile esercizio di chitarra. Perché se la vena giocosa dei due artisti riempie gli otto duetti strumentali, non basta ad articolare un album in cui il fingerpicking finisce per stancare l’ascoltatore; la mancanza di una voce – e quella di Walker sarebbe stata un ottimo compromesso – rende questo SpiderBeetleBee il disco perfetto per l’amico appassionato di arpeggi ma che potrebbe infastidire chiunque, al primo ascolto, chieda qualcosa di più.

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