Recensioni

Chitarrista e improvvisatore, Bill Nace è conosciuto per essere partner di Kim Gordon negli ottimi Body/Head, ma in realtà è uno sperimentatore di lungo corso che negli ultimi quindici anni ha partecipato a più di cinquanta registrazioni collaborando con musicisti come Chris Corsano (con cui ha anche condiviso il duo improv Vampire Belt), Paul Flaherty, Samara Lubelski, Greg Kelley, James Twig Harper, Thurston Moore e molti altri. Negli anni ha sviluppando una visione cruda ma molto suggestiva, tra slanci ultranoise e momenti di improvvisazione celebrale, trovando sempre il giusto impatto. Un po’ strano, quindi, parlare di Both come di un esordio solista, ma del resto le precedenti uscite in solo erano cassette o Ep in presa diretta, mentre con questo lavoro il musicista ha deciso di prendersi il suo tempo e fare il punto della situazione, calibrando maggiormente la componente della scrittura con quella improvvisativa (“both”, appunto).
Il disco sintetizza molte delle intuizioni di Nace, e la prima traccia ne è un esempio: tensioni post industriali che vengono trascinate da un abile lavoro di pan, tra febbrili rintocchi metallici e obliqui punti di fuga brutisti, mettendo in mostra un modo di sentire meditato ma diretto; un suono con la sua sofisticatezza ma dalla timbrica acre. Una tempistica attenta e un notevole campionario di soluzioni pervadono la scaletta centrata del disco che rimesta nel rumorismo americano dei 2000, che il nostro ha molto frequentato, ma con un tocco improvvisativo che aggiunge personalità, cosa visibile nei liberi assalti noise che si incastrano perfettamente nelle composizioni pur senza mai perdere la carica contundente. Così nel crepitio generale si susseguono cupi scenari che lambiscono il drone esacerbato dei Wolf Eyes di Burned Mind, fumosi sussulti à la Nate Young di Regression e astrazioni elettroacustiche à la Aaron Dilloway, fino a buttare sabbia sul blues lunare di Loren Connors facendolo riemergere in melodie disperse nell’elettrostatica. Ma il precipitato sviluppa una timbrica riconoscibile che risuona al meglio nei bordoni circolari con cui il chitarrista di Northampton ha colpito più volte il pubblico nei suoi show, quelli che tracimano dalle dilatazioni estatiche ammantate di corrosione di Part 5 o in quelle di Part 6, che precipitano improvvisamente in slabbrati colpi da fonderia.
Both affascina con una personale poetica sonora, si pone come traguardo e spartiacque nella carriera di Bill Nace e in modo lungimirante pone le basi per il futuro. A quanto pare il noise non è morto e anche le chitarre si sentono molto bene.
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