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7.1

“I’m so tightly wound in tension / Feel just like a guitar string / Wait until you feel emotion / Touch me and you’ll hear me sing”. Comincia così January Song che comincia il programma del tredicesimo album in studio di Billy Bragg: urgenza di dire, di cantare, di suonare. Parole e note che si devono essere accumulate in questi cinque anni di silenzio durante i quali la politica barricadera che ha segnato la vita e l’arte del folksinger britannico ha fatto sentire profondamente la sua voce con i movimenti di piazza (Occupay, 15-M, ma anche la Primavera Araba). Una lunga attesa che si è concentrata in una rapida di registrazione inattesa: appena cinque giorni durante un blitz californiano con il produttore Joe Henry. Non c’è più l’energia punk degli 80s, quando Bragg si divideva tra la piazza e il palco per denunciare le storture del thatcherismo, e la musica arrabbiata della gioventù ha lasciato lo spazio a un disincantato malinconico sguardo sul mondo di oggi fatto di ballad e Americana.

Il viaggio dall’altra parte dell’oceano può anche essere letto come un avvicinamento a Woody Guthrie (qui riletto in I Ain’t Got No Home), simbolo archetipico delle lotte a tutte le storture dei fascismi che attraversano ciclicamente il mondo. Se lo sguardo è più disincantato e la musica meno aggressiva non significa che la politica sia scomparsa dall’orizzonte di Billy Bragg, tutt’altro. In No One Knows Anything Anymore canta “what happens when the markets drop / If the numbers really don’t add up?“, toccando il nervo scoperto di questi anni di crisi economica senza fine e, ai suoi occhi, senza motivazioni fuori dall’avidità di alcuni. La fiamma, però, brucia ancora e Bragg profetizza che ci sarà una resa dei conti (There Will Be A Reckoning) e “tomorrow’s gonna be a better day“, detto da uno che sa che “the glass is half full” (Tomorrow’s Going To Be A Better Day). Con un accento ammorbidito dentro l’americano, Billy Bragg continua il suo percorso musicale fatto di passioni e integrità da vero attivista. Forse è un po’ disincantato, ma a 56 anni sa di appartenere a una generazione che, la storia lo sembra aver già stabilito, non possono vincere per troppa purezza e sono destinati a cercare la sconfitta con onore.

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