Recensioni

Non ce ne voglia la signorina cattiva Jennifer Herrema, ma questi non sono affatto tempi “rad” per lei. Per lo meno non lo sono all’ascolto del suo nuovo progetto, ideale proseguimento dell’esperienza RTX. Infatti, pur con un nome nuovo e un atteggiamento (apparentemente) diverso, la linea tracciata in Rad Times Express IV non si discosta dai precedenti targati RTX (Transmaniacon e, soprattutto Western Xtermination dalla cui Black Bananas è tratto il nome). Un garage-rock massimalista, caciarone, estemporaneo nel suo mischione glam/retro-rock e senza una direzione ben definita. Una all-inclusive rock and roll crusade, a detta della label che è in realtà una vera e propria via crucis tra i peggiori luoghi comuni del rock nella sua accezione più ampia calata nel massimalismo tutto lustrini e paillettes degli anni ‘80.
Hot Stupid (aggro-punk insulso e cotonato), il techno-crossover di Do It, la ballatona “il peggio degli 80s” di Acid Song, la perla iper-cafona di My House (una cosa veramente agghiacciante) sono di una bruttezza invidiabile. A meno che la sua unica scusante, d’accordo con quanto affermava Comunale per il precedente Western Xtermination, risieda nel porsi sul piano della libertà creativa menefreghista, sghignazzante, “pronta a tutto” e onnivora che è evidentemente la base teorica dell’intero lavoro. Una libertà totale che, anche in questo caso e nonostante qualche momento funzioni pure – il glam imbastardito ed effeminato di TV Trouble non è malaccio, fatta salva la prolissità – coincide spesso col cattivissimo gusto e la più totale inutilità.
I Royal Trux riposino pure in pace. La loro eredità non verrà mai intaccata. Di sicuro non dalla Herrema, cui consigliamo vivamente di continuare sui tanti percorsi artistici intrapresi e di lasciare da parte la musica.
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