Recensioni

6.8

Raccoglie evidentemente l’eredità di Repo, il Mr Impossible di Black Dice. E lo fa lasciando dei pezzi per strada. Passaggi come quelli impressi su Whirligig o La Cucaracha – due brani dal disco del 2009 – erano non solo interessanti, ma testimoni di un parentame sul tema d’oscillazione d’anche impensato. Avete mai sentito questi pezzi e pensato contemporaneamente a Madlib? Non sentirete nessuno sconcerto, nessun effetto straniante, perché le vicinanze c’erano eccome, raccontavano di un approccio al ritmo che va al culto del frammento ma guarda all’insieme, che prima di tutto deve essere divertente. Materia colorata per la materia grigia, ma anche per il corpo. E giustamente se ne parlò da queste parti citando sia Renaldo che Miles Davis.

Fatta questa lunga premessa, Mr Impossible non raggiunge la freschezza del precedente, piuttosto calca la mano su una dance sfacciata e meno spastica. Se non dritta (Outer Body Drifter) quasi. Rispunta la mano calda della California di Madlib, l'inelligenza certosina, qui con le sembianze di Flying Lotus nientemeno (Spy Vs. Spy) e dell’LA-touch. Come dei Cabaret Voltaire virati al positivo (Rodriguez, Pigs), ancora una volta i Black Dice dimostrano che il loro coloratissimo rumore vive di una progressione di forme potenzialmente infinita (The Jacker). Eppure, all'altro capo della bilancia, ci vogliono le idee, tantissime e non in conflitto le une con le altre.

Manfredo Tafuri, storico e critico dell’architettura, a proposito del Monumento continuo e della No Stop City del gruppo radicale fiorentino Archizoom parla di “un’ironia che non fa ridere”. I Black dice parlano di una colonna sonora di uno show di teenager strafatti di sostanze in uno scantinato su marte. E se sul pianeta terra i Black Dice facessero una dance che non fa ballare? Che stiano ancora scaldando per quel salto definitivo?

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