• Giu
    10
    2013

Album
13

Vertigo

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Le prime session di 13 risalgono a una decina d’anni fa, quando il progetto fu poi accantonato per gli impegni di Ozzy Osbourne. Nel 2011 arrivò la notizia del ritorno della line-up originale e per il nuovo album Tony Iommi parlò di un ritorno alle origini.

Logico, e non si può dire che non sia stato di parola. L’inizio di End of the Beginning è una citazione sfacciata della celeberrima Black Sabbath in cui Osbourne, Iommi e Butler fanno in pratica il verso a sé stessi. Poi il riffone centrale è più lento e sinuoso di quello “originale” e il pezzo diventa un po’ più articolato; questo però non serve a cancellare l’impressione di un auto-plagio, né la sensazione generale che quanto ci capita oggi tra le mani sia una bella collezione di cliché sabbathiani, intavolata con abilità dalle sapienti di mani di Rick Rubin. Quando alla fine di Dear Father si sentono la pioggia e le campane a morto, beh, l’impressione diventa praticamente una certezza. Ciò non toglie che 13 sia un disco curato nella struttura dei pezzi, nella componente melodica e anche nell’aspetto pop di certi tipici riff. Il lento ed epico singolo God Is Dead ne è la dimostrazione. C’è una patina moderna, ma manca un po’ del ruvido sapore di blues sparato con il cannone e tagliato con l’accetta che si respirava nei primi solchi del gruppo di Birmingham. Per il resto le sfumature del suono classico sono rispettate nell’ampiezza del loro spettro: l’esempio più lampante è la psichedelica Zeitgeist, una ballatona figlia della vecchia Planet Caravan. Se la forma è salva, la sostanza ricorda che questa reunion di tre quarti della line-up storica, resa monca della defezione di Bill Ward (al suo posto un Brad Wilk dei Rage Against the Machine che fa il suo dovere), ha un valore puramente celebrativo.

Questo LP è un tributo al blasone dei Black Sabbath, un prodotto ben confezionato che però non aggiunge o toglie nulla alla loro storia. O almeno nulla che sia nuovo o  veramente sopra la media.

12 Giugno 2013
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