Recensioni

L’immagine di copertina è alquanto minacciosa con quei denti di lupo che sembrano sul punto di sbranare il fotografo o l’osservatore. Le musiche contenute in questo World Eater, pur riprendendo le ambientazioni sonore del precedente Dumb Flesh e acuendone certe dinamiche spingendo sul versante dei bpm e del parossismo noise in modalità post-rave, non riescono a incutere quel timore che l’immagine di copertina e l’idea forte dietro l’intero lavoro – il rapporto tra lato razionale e bestiale – vorrebbero esprimere.
L’attacco dell’album, se si eccettua l’intro di John Doe’s Carnival Of Error, due minuti e poco più di carillon del dolore, è affidato a Rhesus Negative e sembra una versione marcia di una sorta di black-harsh-horror-metal synthetico e ipercinetico, sinfonico e epico nei moduli, completamente e perennemente in overdrive nei volumi, aggro-punk no future nell’estremismo e privo di qualsivoglia forma di pietas. Messo così, il comeback targato Blanck Mass, il progetto in solo di Ben Power dei Fuck Buttons, sarebbe sulla via della sorpresa, come se fossero i Wolves In The Throne Room a tenere la consolle di un rave sperduto in qualche campagna rurale inglese. “Sarebbe”, però, e il condizionale non è casuale visto che già da quella sottospecie di electro-dub etno-soul atmosferico che è la successiva Please – e poi ancora nelle lande di mezzo di The Silent Treatment, The Rat o della conclusiva Hive Mind, rallentate e polverose, dilatate e etimologicamente eccentriche, seppur con un tasso di interesse che è inversamente proporzionale alle lunghezze crescenti – l’album sembra sgonfiarsi di botto mostrando una pericolosa mancanza di focalizzazione che non è sicuramente impoverimento delle idee (pure troppe, a dir la verità, in un continuum massimalista di stratificazione su stratificazione) quanto dispersione o eccesso di manierismo. In poche parole, i pezzi non hanno uno spessore trance-inducing tale da giustificare lunghezze che variano tra i 6 e i 9 minuti, risultando sempre soltanto una specie di ripetizione stanca o di un trascinarsi senza obbiettivi. Al secondo flop viene in mente che forse sarebbe il caso di pensare ai Fuck Buttons.
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