Recensioni

Metà dei corrosivi Karenn assieme al sodale Arthur Cayzer, in arte Pariah, boss della piccola ma in crescita Ternesc, attivo anche con la solita mezza dozzina di alias tra cui gli interessanti e “rallentati” Kilner e Young Adults, Jamie Roberts a.k.a. Blawan è uno di quei techno producer britannici che traffica coi modulari da tempi non sospetti, passione che lo ha portato in questi anni all’amicizia e alla collaborazione con un altro fanatico della materia come Surgeon. Al suo attivo fino ad ora una manciata di pubblicazioni che spazia tra le più rispettate etichette brit nel campo, come Hessle Audio, R&S, Hinge Finger, Black Sun, Avian e Trilogy Tapes. Insomma, il nome se l’è bell’e fatto e non da ieri, e l’expertise risponde a una variante del granitico UK techno sound, coi suoi bassi di gomma, le partiture strette a contemplare pochi elementi, soprattutto una cura particolare per texture minimali e intimamente industriali sporcate di EBM, ottenute dagli esperimenti con le macchine analogiche che nel frattempo sono diventate il suo trademark.
Wet Will Always Dry è il doppio 12” che rappresenta il suo album di debutto ed è anche il suo statement più efficace, oltre che la prova più (s)quadrata, quella che si stacca dai contorni più tipicamente britannici della materia per abbracciare qualcosa di maggiormente asciutto e spesso “riffato” (Careless). Ci sono gli anthem in avvitamento acid (Careless), c’è qualche gancio alla robotica (Kalosi), c’è (marginalmente) la sua voce (Careless, Stell), ma soprattutto ci sono i banger per le big room, robe che non fanno prigionieri, costruite come sono su una ineludibile e massiccia cassa in quattro sulla quale si ergono aeree modulazioni di un’unica scultura sonora che per la loro intera durata viene plasmata, fatta roteare, sospesa anti-gravitazionalmente (Tasser e Vented). L’abrasivo riffage funziona alla grande, fa della sua rinnovata techno qualcosa di preciso e inesorabile ma anche qualcosa di mutevole, avventuroso e in definitiva vivo. È musica immersiva, pensata per clubber idealmente incappucciati e vestiti di nero, proprio come si presenta lui nei press shot, ma niente (o quasi, vedi Stell in zona Plastikman) da queste parti è districato dal dancefloor duro e puro. Mente e muscoli in un colpo solo, una sfida che Blawan vince a mani basse.
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