Recensioni

Malefici puffi armati di trapano e basso crescono? Questo vien da chiedersi ascoltando il nuovo lavoro – e dando un’occhiata al package ricco di testi, giochi e disegni – dell’ex Blectum From Blechdom, Blevin Blectum. Il terzo album della musicista non abbandona i famigerati espedienti frullatore che hanno reso famosa la cosiddetta scuola di S. Francisco (Matmos, Lesser, Kid606…), ma non disdegna neppure un qualche tema conduttore.
Seppur nell’irriverente citazione, Magic Maple possiede un filo rosso che sembra condurci allo smalto della west-coast e persino alle voluttuose acrobazie del prog. Ne è un esempio Pelican, suite in quattro parti che scorre veloce e (imprevedibilmente) prevedibile: mescola di tutto – cosmica, exotica, drum’n’bass e tribalismi – mantenendo altresì una certa coesione. Lo stesso accade per i breakbeat e i ragamuffin passati ai solventi dei Mouse On Mars, fluidificanti sparsi un po’ a prezzemolo nel disco che si mescolano a quelli più aspri dell’elettronica d’assalto.
Dalla summenzionata suite alle molte sabbie mobili di una futurologia proprio come la vorrebbe Karin Andersen, in brani come As A Bird Watches The Eyes of a Snake, Oddly Angled Room, Ease e Last Track è l’ironia a farla da padrone, beffa grazie alla quale seghe elettriche e voci aliene posso tranquillamente convivere con Hanna e Barbera e Star Trek, creando un effetto di curiosità più che suscitare l’effimero piacere del trash.
È proprio attraverso questa leggerezza e naivetè al fulmicotone che Blectum convince e si distingue rispetto all’amico e compagno d’avventure Lesser. Entrambi si domandano dove andrà a finire la drill-tronica al laptop (di cui sono stati indubbiamente protagonisti ed eroi per più di un giorno), eppure mentre il secondo cerca una propria via alla maturità senza trovarla, la prima rimane l’impertinente, accattivante, stordita sognatrice che è sempre stata. L’acero magico è pertanto una raccolta di brani intriganti e variegati che, pur contemplando entrambe le posizioni, non eccede né in funambolismi digital à la Kid 606 né in prese di posizione “adulte”. In definitiva potrebbe avvicinare un pubblico nuovo all’artista, senza che per questo lo zoccolo duro dei fan ne rimanga deluso.
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