Recensioni

5.7

Affetti da ipertrofia discografica – 4 LP e un EP dal 2008 ad oggi – gli inglesi Blood Red Shoes tornano con un omonimo album che non aggiunge nulla a quanto già detto dai precedenti episodi. La formula proposta dal duo di Brighton, composta da riff granitici e muscolose ritmiche, ha esaurito la sua efficacia, risultando il più delle volte scontata e a tratti stucchevole.

Portano i Novanta sempre nel cuore, i Blood Red Shoes, e non lo nascondono affatto, e se in alcuni casi fanno ascoltare qualcosa di realmente interessante (Everything All At Once, An Animal, The Perfect Mess), in altri sbandano improvvisamente (Grey Smoke, Far Away) perdendo di intensità. Una band spaesata, ancora alla ricerca di una direzione e a corto di idee, che continua a pescare tra gli stereotipi di un genere che ha finito il suo ciclo vitale. A differenza del predecessore In Time To Voices, che cresceva piano, di ascolto in ascolto, Blood Red Shoes stanca già al secondo giro e non basta neppure l’ottima produzione di un bravo John Agnello (Kurt Vile e Sonic Youth) per allungare la vita a un lavoro che difficilmente entrerà nelle classifiche e nei cuori di chi ascolta.

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