Recensioni

6.1

Arrivano al terzo disco gli inglesi Blood red shoes, duo chitarra/batteria composto da Laura Mary-Carter e Steven Ansell dedito a un indie rock che pesca molto dai '90 con influenze dEUS e Pixies, e ovviamente qualcosa dai 2000 sul sentiero Arctic monkeys, Foals & company.

In time in Voices propone un suono rotondo, ben confezionato, paragonabile – guarda caso – al recente Keep You close dei dEUS, pur dimostrando una maggiore varietà musicale. E' un disco che cresce dopo qualche ascolto, ma il primo impatto è noia: strofe dolci, ritornelli con riffone aggressivo (In time to Voices, Lost Kids, Silence and drones), tutto molto bello ma poco stimolante. Anche i muscoli grunge di Je me perds che arrivano giusto a metà disco sembrano messi lì tanto per cambiare un po' aria. Poi pian piano vengono fuori anche le canzoni. Ottimo l'episodio con in braccio l'acustica (Night light), buoni il garage di Slip into Blues, il singolo Cold e la rivisitazione Blur di Down in the dark.

Carter e Ansell sostengono che è il loro lavoro più ambizioso, ma dal terzo disco era lecito aspettarsi qualcosa in più.

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