Recensioni
Lo avevamo capito già durante la loro apparizione filo-cosmica al Live Arts Week di Bologna di quest’anno, insieme a Laraaji – e ancor di più ascoltando FRKWYS Vol. 8, il frutto su disco della loro collaborazione. Se dopo Local Flavor la strada era segnata, a meno di cambi di direzione repentini, ormai sembrava certo che i Blues Control volessero uscire fuori dal tempo noise per sposare la linea krauta.
Ma Valley Tangents – quinto lavoro del duo, primo sulla sempre più accorta Drag City – è uno scrigno di densità di idee e mondi stupefacente, che non pensa solo ai Popol Vuh ma raccoglie i frutti di ventanni di parentele tra musica “colta” e rock. Suona metà con la trascendenza delle progressioni del rock tedesco dei primi Settanta, metà con il piglio furbetto del jazz modale che si avvicina al jazz rock. Love’s A Rondo e Iron Pigs, prime due tracce delle sei, mettono in campo un metodo di costruzione esotico e dosato, tanto pensiero dietro la musica, ma anche le percussioni di Tatsuya Nakatani, iperprolifico auto costruttore di pelli di Osaka. Ciò che a prima vista sembra easy-listening è un complesso gioco di filtri che fanno guardare il mondo con gli occhi delle avventure musicali di Terry Riley. Non una parentela strutturale, musicologica, ma un sentore straniero da tutto come un “cammello a Parigi” (Walking Robin).
L’improvvisazione e gli episodi di assolo volutamente manualistici di cui è cosparso Valley Tangents sono soprattutto frutto della tastiera-pianoforte di Lea Cho che della chitarra di Russ Waterhouse, che quando emerge torna inevitabilmente in terra tedesca. Il duo resta un punto di riferimento per la capacità di ibridare quelle tradizioni oblique con l’ambiguità lo-fi dell’approccio sporco, oleoso, deliberatamente non trasparente della messa a sistema degli effetti sonori (espressione più fedele di strumentazione). Per poi non dire che bastano due note (quelle di A Love Supreme di Coltrane?) per accompagnare il monologo finale di Gypsum, pianoforte “giapponese” e semplice batteria anni settanta. Per chi scrive, un album che potrà rimanere molto in alto, nelle classifiche e nei mesi.
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