Recensioni

7.5

Nel 1991, Damon Albarn, Graham Coxon, Alex James e Dave Rowntree erano quattro ventenni di Colchester che da un paio d’anni avevano messo in piedi una band. All’inizio si chiamavano Seymour, poi cambiarono ragione sociale in Blur: con questa sigla arriva Leisure, il primo vagito, un classico miscuglio di inconsapevolezza e ingenuità comune a tanti esordi, piazzato giusto in mezzo a uno dei crocevia più rappresentativi della musica inglese, il passaggio tra anni ’80 e ’90.

Spremuta di molte tendenze dell’indie britannico del periodo, in particolare Madchester e shoegaze, Leisure è perciò un misto di trovate e prestiti, freschezza acerba e compromessi con le case discografiche (Food e Parlophone), pronte a chiamare una schiera di produttori ad avvicendarsi in regia, tra cui quel Stephen Street, reduce dai successi targati Smiths, che diventerà il futuro punto di riferimento per la band.

I successi di Happy Mondays e Stone Roses, vecchi di appena un paio d’anni, si sentono chiari, sia per ispirazione sia a livello scenico/sonico, in brani come High Cool o nei singoli There’s No Other Way e Bang. La lezione di Jesus & Mary Chain e My Bloody Valentine torna invece nella psichedelia in feedback di Sing o nella soffusa Birthday. I Blur ci mettono poi già quel gusto per il vocalizzo melodico che farà la fortuna loro e del britpop tutto. She’s So High è la prima bandiera piantata su un dream pop nato dall’incrocio con lo shoegaze, mentre la baggy Repetition macina già ritornelli che ritroveremo in Parklife. Insomma, il futuro della band è già scritto in Leisure e così pure la costellazione di gruppi che domineranno i ’90 britannici: Suede, Pulp e Oasis, ovvero i più accreditati concorrenti della “battle of the bands”.

Imperfezioni e qualche brano non all’altezza (Come Together, Wear Me Down, Bad Day) resero il disco secondario rispetto a Parklife (1994) o all’omonimo Blur (1997), eppure quattro hit minori (Sing, She’s So High, There’s No Other Way, Repetition) furono capaci di raccontare meglio di tante altre le trasformazioni che l’Inghilterra stava vivendo.

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