Recensioni

7.5

All’uscita di No Direction Home si accompagna quella dell’omonima colonna sonora (Columbia, novembre 2005), pubblicata come il settimo capitolo della saga Bootleg Series iniziata nel 1991, che già ha regalato inestimabili chicche ad appassionati e non (su tutti, valga il quarto volume uscito nel 1998, che riporta lo storico show del 1966 a Manchester con The Band). In questo caso però non viene documentato un intero concerto inedito, bensì, nello spirito del film, vengono scelte ventotto canzoni (ventisei delle quali in veste completamente inedita) che tracciano la parabola artistica di Dylan nel periodo coperto da Scorsese.

Seguendo la classica ripartizione cd acustico / cd elettrico, ecco quindi rarità come la primissima registrazione di un inedito dylaniano (il demo casalingo When I Got Troubles del 1959), nuovi estratti dai già noti Minnesota Hotel Tapes ( Dink's Song, I Was Young When I Left Home), accanto a versioni alternative di classici come Mr. Tambourine Man (qui in una versione a due voci con Ramblin Jack Elliott) e live (Chimes Of Freedom a Newport 1964, o una chiassosissima Maggie’s Farm da Newport 1965). In sintonia con l’impostazione documentaristica della pellicola, le introduzioni parlate e gli scampoli di chiacchiere in studio costituiscono inoltre un valore aggiunto (come definire il tono di voce con cui Dylan riprende il fonico all’inizio di Mr. Tambourine Man?); in tal senso, anche se si tratta di un momento già edito, è sempre un’emozione sentire il botta e risposta (l’urlo dal pubblico “Judas!” e la sprezzante risposta dal palco “I don’t believe you!”) che introduce la mitologica Like A Rolling Stone dal vivo a Manchester nel 1966, qui opportunamente posta in chiusura (come nel film).

Il meglio viene comunque nel secondo disco, dedicato per lo più ad alternate takes di brani elettrici da Highway 61 Revisited e Blonde On Blonde: tra gli highlights, una strepitosa Just Like Tom Thumb's Blues col piano ben in evidenza, una It Takes A Lot To Laugh, It Takes A Train To Cry sensibilmente accelerata, una Visions Of Johanna ruvida come mai si sarebbe immaginato. Una selezione di brani che farà la gioia di ogni fan incallito, che ha inoltre il merito – non da poco – di documentare il processo di continua elaborazione e riscrittura cui è da sempre sottoposto il repertorio dylaniano. Per dirla con le parole di Martin Scorsese, “Dylan è costantemente impegnato nel tentativo di non farsi cristallizzare… Domani potrebbe essere qualcosa di diverso”.

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