• Giu
    03
    2014

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Merge

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Dopo averci provato con l’elettronica – anche con la dance nel famigerato Modulate – e aver tergiversato alla fine degli anni Zero con il cantautorato più o meno lo-fi e indie, da un paio di album a questa parte Bob Mould sembra essersi messo sulle tracce del suo passato per riproporsi con convinzione in quello che gli riesce meglio: essere Bob Mould.

Non è probabilmente un caso se con l’ormai fido Jason Narducy al basso e Jon Wurster alla batteria ha ricostituito un essenziale power trio, memore degli Hüsker Dü e degli Sugar e, se vogliamo, anche delle sue prove migliori da solista.

Preso in un ciclo celebrativo tra il film See A Little Light – dedicato alla sua eredità presso le successive generazioni –, le ristampe degli Sugar e quella per il venticinquesimo anniversario del primo disco in solo Workbook, in Beauty and Ruin Bob segue un mood in verità crepuscolare, almeno nei testi, in cui si riflette un avvenimento tragico come la morte del padre – figura importante quanto controversa nella sua vita personale e di cui ha parlato a lungo nella propria autobiografia – ma anche disillusione e cinismo (Hey Mr. Grey non è esattamente la celebrazione della silver age di cui cantava un paio di anni fa).

Un disco profondamente personale – come suggerisce anche la copertina, dove per la prima volta il Nostro mette la faccia – in cui il Mould maturo si rispecchia nel giovane. La musica sotto questo aspetto è totalmente autoreferenziale, anche se non in maniera stucchevole, per fortuna. Lo stile è quello “melodicoaggressivo” del cantautore punk rock che conosciamo meglio, addirittura semplificato rispetto all’hardrockeggiante Silver Age.

Si inizia a dire il vero con un rock elettrico lento che ricorda le ballate scure e distorte del vecchio Black Sheets of Rain (Low Season), poi una sorta di grunge supersonico (Little Glass Pill) e scampoli di hardcore (Kid With Crooked Face), per infilare en passant due numeri di “poppunkpsichedelico” alla Sugar: il singolo I Don’t Know You Anymore e Nemeses Are Laughing. La vista sugli ultimi Hüskers di The War – non si sa se il pezzo più bello ma di sicuro il più trascinante – si gode anche dal pop-core che prevale nell’ultima parte dell’album. Alla fase dell’inquietudine artistica sembra subentrata quella della consapevolezza: Bob Mould is Bob Mould, questo è. Non il miglior Bob Mould: nonostante tutto, Beauty & Ruin è un disco onesto da parte di chi nella stima può vivere di rendita, ma sa ancora scrivere – e bene – le sue canzoni.

15 Giugno 2014
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