Recensioni

5.5

Kim Gordon è sempre stata un personaggio se non fondamentale, quantomeno curioso, nella vasta fauna di quella che un tempo si definiva “alternative nation”. Un tempo in cui lei era uno dei volti che rivoltavano come un calzino gli stilemi del rock tout-court. In quella fauna era un animale raro, una personalità senza dubbio forte che si era ritagliata un suo spazio (rilevante o meno è assolutamente relativo, e non sta a noi deciderlo) all’interno dei Sonic Youth, così come nell’immaginario collettivo di una generazione intera; era peculiare, era “strana”, un esempio per le ragazzine e un sex symbol per la sponda opposta. Era, come si direbbe dalle mie parti, una ganza: la “girl in a band”, l’elemento stridente che si distingueva in quella ciurma di capelloni dinoccolati che se la spassavano maltrattando chitarre e qualsiasi altro tipo di strumento e/o oggetto che potesse emettere un suono sufficientemente cacofonico da ben integrarsi nel maelstrom sonico di cui i Sonic Youth erano, indubbiamente, i maestri, gli artigiani più raffinati. Girl In A Band è anche il titolo dell’autobiografia che la Gordon ha scritto di suo pugno e pubblicato nel 2015. Un libro forte e sentito, scritto quasi con il sangue più che con l’inchiostro, pieno di sketch e aneddoti surreali, di pensieri fermi e di prese di posizione forti, di ideologie, ma soprattutto zeppo di frecciate imbevute di acrimonia, da recapitare ad un unico destinatario: l’ex compagno di band e di vita Thurston Moore. Un libro che, proprio per questo, ha diviso in maniera netta l’opinione dei lettori e dei fan.

Ma la musica? Sin dallo scioglimento dei Sonic Youth, Kim Gordon ha saltabeccato da una collaborazione all’altra, perlopiù dedicando gran parte del suo tempo alla stesura del libro sopracitato, fino a che non ha incontrato di nuovo Bill Nace, chitarrista ex-Vampire Belt con il quale aveva già collaborato a vari progetti strumentali e sonorizzazioni. I due hanno iniziato a dar corpo al progetto verso la fine del 2011, sviluppandolo fino a costituire i Body/Head, una creatura sonora che, volendo, riprende il discorso lasciato lì a morire più di due lustri fa dagli stessi SY, con la serie di uscite e split album posti sotto l’effige “SYR”, ovvero “Sonic Youth Recordings”: schegge rumoriste, auto-prodotte e distribuite indipendentemente, la cui reperibilità è divenuta col tempo una vera e propria chimera per i collezionisti. Nel 2013 è arrivato il loro esordio, Coming Apart, che da un certo punto di vista ha dimostrato una certa “inferiorità”, in termini creativi, rispetto alle produzioni degli ex compagni di band, alla luce delle ottime prove discografiche di Ranaldo e di qualche discreto (ma tutt’altro che irresistibile) progetto su cui l’ex marito Thurston ha messo la firma.

Ora che ci troviamo ad ascoltare No Waves, successore di quel disco che non aveva convinto del tutto, in cuffia ci ritroviamo tre lunghe jam strumentali registrate dal vivo che hanno fatto parte della performance che i Body/Head hanno tenuto al Big Ears Festival di Knoxville, Tennessee, un paio di anni fa. Se nell’esordio si intravedevano stralci di strutture compositive ragionate, perlomeno messe in pratica con un certo criterio, da queste parti si naviga a vista in una materia probabilmente totalmente improvvisata: un rumorismo estemporaneo che ci pare a volte fine a se stesso aleggia nelle tre tracce lunghe che compongono l’LP. È pure piuttosto grottesco e ironico pensare che la seconda delle tre tracce s’intitoli The Show is Over, quando quest’ultima precede solamente il pezzo “forte” di tutta la performance: la mezzora scarsa di Abstract/Actress, una reiterazione di loop e droni che s’immerge nel solito, vischioso, abuso di feedback ed effetti senza convincere troppo. I Body/Head paiono rassegnati: poche strutture, pochi passaggi suggestivi o che possano catturare l’attenzione di chi ascolta, e quindi sorprendere.

Se la Gordon aveva tanti rospi da sputare e così tante cose da dire con il suo libro, ha decisamente meno cartucce da sparare quando si tratta d’imbracciare gli strumenti e far colpo. Vedremo in futuro.

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