• Mar
    11
    2013

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Island

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Da anni i Bon Jovi pubblicano dischi mediamente ben accolti dai sempre meno numerosi – ma ancora decisamente cospicui – fan e generalmente discreditati da un po’ tutto il resto del mondo. Chi ha torto? Domande retoriche a parte, il carrozzone rock del New Jersey festeggia in questi giorni il dodicesimo sigillo di una carriera che ha avuto il suo apice ormai venticinque anni fa, quando l’esasperazione MTV-oriented della scena hard&heavy trovava facili consensi tra il grande pubblico.

Si chiama What About Now ed è prodotto da John Shanks, fido alleato della band fin da Have a Nice Day (2005) e responsabile delle svolte “adult” delle boyband Backstreet Boys e Take That. Boyband con le chitarre i Bon Jovi in fondo lo sono sempre stati, no?

Bon Jovi del 2013 strappano sorrisi quanto un Kid Rock – nonostanze le divergenze politiche – o provocano ilarità spicciola quanto i Nickelback, con l’aggravante di portare ruffianamente avanti la baracca da molto più tempo. Registrato subito dopo l’uscita – un must assoluto, eh… – del Sambora solista di Aftermath of the LowdownWhat About Now è l’emblema – persino più della disastrosa triade dei Green Day – della band milionaria che non sa più dove sbattere la testa, consapevole sia di dover compiacere al proprio pubblico, sia di non essere più in grado di trovare nuovi adepti.

Non potrebbe essere altrimenti: il motto è sempre quello dell’autocitazionismo, che sia diretto discendente degli Eighties (il terribile coro del singolo Because We Can) o delle derive del piattume anni Zero, poco importa. Soft-rock che quando sfocia nel confidenziale (Amen) rischia di superare i limiti del sopportabile e in questo senso il ripetuto “never give up” diArmy Of One – maledetto Desmond Child – suona soprattutto come un incitamento a non arrendersi e resistere fino alla fine del disco.

Durante i passaggi da party come That’s What The Water Made Me e Beautiful World è facile immaginare il sornione Jon Bon Jovi ammiccare, annuire con la testa e puntare il dito verso un pubblico sorridente e salterino, ovvero la cosa più lontana dal concetto di musica rock che amiamo. E non mancano neanche le citazioni illustri: I’m With You è un mix traBoulevard Of Broken Dreams dei Green DayPoison di Alice Cooper e chissà quante altre cose.

Prendete il “non è sempre necessario realizzare un disco per andare in tour” della recensione dell’ultimo Skunk Anansieed elevatelo all’ennesima potenza.

20 Marzo 2013
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