Recensioni

L’estate, la stagione dei festival, dei club che si spostano in riva al mare e dei falò sulla spiaggia. Non arriva a caso questo mini EP di Bonobo. A pochi mesi dall’album Migration, Simon Green coglie al volo i primi desideri di danze all’aperto e raccoglie la traccia più dancefloor oriented del lavoro, Bambro Koyo Ganda (prodotta con il collettivo Innov Gnawa), una sua analog version e un inedito. La maniera e l’eleganza dowtempo della produzione vengono leggermente accantonate per lasciar spazio a cori, clap e atmosfere afro, poi ad un beat che trascina sotto cassa, contrappuntato da percussioni tribal-house. Solarità ed energia trasmesse con classe e scelte minuziose in fase di produzione bilanciate da una sottile patina malinconica nell’utilizzo di tastiere e orchestrazioni, formano ancora gli elementi costitutivi della cifra stilistica del Nostro.
Nella seconda versione della traccia, il giro di basso corre all’impazzata così come il pitch si alza sulle voci e i battiti di mano. Altro che down-tempo! Si scatena un rituale liberatorio intorno al falò, un crescendo di percussioni invasate che ci riporta, ancora di più rispetto a quanto notava Edoardo Bridda recensendo Migration, all’elettronica post-coloniale di Clap!Clap! Così, dal punto di vista concettuale, oltre alle considerazioni meramente musicali, Bambro Koyo Ganda EP riconferma un interesse ancora più marcato per le divagazioni etniche e per sonorità che abbattono barriere identitarie.
A riprova di un EP funzionale ai (suoi) djset, ma anche per l’ascolto estivo, chiude la tracklist la soffice ed elegante house dell’inedito Samurai, che si incupisce di sfumature burialane per poi sfoggiare sintetica di marca Moderat. Traccia per aprire gli occhi e guardare le stelle, battere il piede e avvertire la leggera malinconia che tutto possa finire.
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