Recensioni

Se non vi aspettate nulla che non sia il top della produzione downtempo di stampo 90s naturalmente aggiornata alle tecniche e dinamiche della folktronica, Simon Green è, da almeno un lustro, l’uomo che fa per voi. Eppure questa volta c’è qualcosa in più nel mix e questo rischia d’essere il miglior lavoro della sua carriera.
Asciugando gli arrangiamenti (almeno negli strumentali) e convertendo le modalità più tipicamente Ninja Tune (vedi alla voce Andreia Triana) del precedente Black Sands in un mix di smalti più ariosi, il producer, neanche troppo involontariamente, declina verso il sempre più affollato ombrellone hipster house. Chiaro, Bonobo è sempre Bonobo, e con opener come First Fires – con Grey Reverend al canto – sembra di stare in un disco di The Album Leaf, ma a forza di corsi e ricorsi la sua musica, oggi, è la versione adult di già raffinati non-giovani quali Lapalux, FaltyDL e Machinedrum / Sepalcure, tutti amici e remixer del caso (Black Sands remixed).
Saltando qualche polpettone, The North Borders, sfordera tracce garage / 2 step che, tra sapori jazz house e cut vintage sulle voci, sfiorano la perfezione. L’eleganza è quella ricercata dagli ultimi Wolf & Lamb (Emkay), l’uso dei synth analogici e delle percussioni in sviluppo lineare è vicinissimo a certe take di Caribou (Cirrus), il dubstep poi in verità è breakbeat (Sapphire), e di questo passo si finisce per parlare della future garage del compagno d’etichetta Falty Dl (Don’t Wait) o per accostargli i compagni di scuola Four Tet e Burial (Know You).
Di contro, Green è fin troppo self confident e, specie nelle parti cantate, lo troviamo eccessivamente sovraprodotto quando non ingessato: occasione mancata nel comunque raffinato feat. di Erykah Badu (Heaven For The Sinner), discrete ma non memorabili le canzoni con Szjerdene alla voce. Nulla, in pratica, che sia paragonabile all’estro delle tracce in cui la scelta d’affidarsi agli strumenti d’aria (xilofoni, arpe, fiati) si sposa a una serie di sezioni ritmiche sempre generose in termini di hip hop, trip hop, jazz, dubstep e house.
Se il Dj Coze di Amygdala e l’indimenticato Swim di Caribou sono esempi su un piano – anche qualitativo – differente, il nuovo lavoro di Simon Green, in particolare nella veste live, è un’esperienza tutt’altro che accessoria in questo mosaico di estate della mente.
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