• Ott
    04
    2019

Album

Third Man Records

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A più di venticinque anni dalla loro fondazione, celebrata degnamente due anni fa con l’ uscita dell’album Dear, i giapponesi Boris  ritornano in grande stile con targa Third Man (che di recente ha ristampato i loro classici Boris At Last – Feedbacker ed Akuma No Uta) ed un doppio vinile intitolato LφVE & EVφL. Chi è già pratico della discografia sterminata ed estremamente variegata del terzetto saprà già a grandi linee cosa aspettarsi. Nel loro sound l’estetica shoegaze si perde in derive noise spingendosi fino ad approdare sui terreni melmosi dello sludge, per poi liberarsene per innalzarsi in estatiche traiettorie psych space rock, talvolta tutto questo nello svolgersi di un unico brano. Ora intima, morbidamente sognante e romantica, ora urticante, parossistica e ritualistica, la musica dei Boris è fatta di estremi continuamente in conflitto tra di loro.

Questo alternarsi ed intrecciarsi è anche il segno che contraddistingue LφVE & EVφL, disco che nelle sue contraddizioni ben riassume ed incapsula anche quanto di meglio la band ha proposto lungo il corso degli ultimi cinque lustri, per la gioia dei più fedeli fans ma potenzialmente adatto anche a conquistare nuovi adepti. E questo detto, sia ben chiaro, senza voler insinuare che i Boris abbiano deciso di scendere a compromessi. Sia in fatto di minutaggio che di decibel, l’esperienza uditiva che la loro musica è capace di offrire viene restituita ancora una volta in tutta la sua monoliticità e ferocia, se possibile estremizzandola, con i riff di chitarra e la formula canzone che il precedente, più tradizionale, Dear (così reminiscente dell’alternative rock statunitense di primi 90s) continuava in qualche modo a preservare, fatti deragliare in questo caso per lasciare posto a lunghi treni di allucinato drone rock.

Coma, Uzume e la conclusiva Shadow of Skull sono da includere in questa categoria. La composita e dinamica EVOL (con i suoi 16 minuti di durata) sembra voler cercare un punto di equilibrio tra le forze in conflitto all’ interno dell´opera, mentre l’ iniziale, sussurrata Away From You e In the Pain(t) ben rappresentano il lato più etereo della loro visione artistica. Come già si diceva, un album questo che si presta come buon punto di partenza per tutti coloro che si vogliano avvicinare ai Boris e che contemporaneamente ne preserva le peculiarità ed idiosincrasie, garantendo la piena soddisfazione degli appassionati di vecchia data.

7 Ottobre 2019
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