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7.4

Botany è la sigla dietro cui si cela Spencer Stephenson, multistrumentista di Austin invischiato come batterista nei giri del jazz underground americano, così come coinvolto in ambiti hip-hop meno consoni e con all’attivo già un paio di dischi come Botany per Western Vinyl. Questo Deepak Verbera – “sorgente di luce” in hindi, la prima; “flagello” in latino, la seconda – è, nelle parole affidate dall’autore alle copiose liner notes del disco, il tentativo di rendere in forme sonore l’esperienza di tale Horris E. Campos, sorta di nomade psichico argentino degli anni ’70 contattato da forme aliene use a comunicare attraverso vibrazioni tonali; vibrazioni che Campos registrò e riprodusse, o almeno tentò di farlo, visto che i nastri andarono persi in un incendio.

Che la storia sia vera o fittizia, poco importa: si sarà capito che l’antefatto può e deve essere letto in forme metaforiche con Botany nei panni del viaggiatore visionario, e che il cosmo e l’alterità per antonomasia la fanno da padroni almeno a livello “ideologico”. Non sarà pertanto una sorpresa scoprire che ci si muove su una forma molto diluita e personale di kosmische eterea e umorale, spesso se non sempre adagiata su forme spiritual-jazz sui generis (l’opener Whose Ghost) a volte limitrofe ad una new-age non d’accatto (le svisate a oriente di Appears (Mini Verberum)) e, altrettanto spesso, rarefatte in una specie di ambient pulviscolare da cui riemergono suoni e dimensioni realisticamente aliene. Il tutto frutto della strumentazione utilizzata da Stephenson, ovvero synth, chitarre, flauti, piano, sampler, cassette manipolate, fonti sonore trovate e quant’altro, ma soprattutto della volontà dell’autore di (ri)creare un mondo (fittizio) tanto sognante e distante nello spazio, quanto presente e tangibile nella sua materialità. Burning From The Edges Inward (un piccolo gioiello di minimalismo cosmico avant-jazzato), le distese dreamy di Valediction, le lande minimal new age di Orange Hits The Pupil, lo spiritual spacey e ritmato di Needam/Wish To non sono che piccole gioie per l’orecchio di chi ami perdersi nello spazio-tempo con storie, finzioni, labirinti esistenziali.

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