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Scegliere un nome come tributo al padre del surrealismo, Andre Breton, può sembrare leggermente pretenzioso, ma negli ultimi anni il progetto/collettivo multimediale – di derivazione squat alla Wu LyfBreton (già BretonLABS) ha dimostrato che oltre all'aura da intelettualoidi e artistoidi c'è di più, tramite la realizzazione di videoclip, visual e remix (Temper Trap, Chapel ClubLocal Natives e DID).

Discograficamente parlando sono già tre gli EP usciti a nome Breton: Practical EP, Counter Balance EP e Sharing Notes EP, forse non baciati dall'hype estremo solitamente riservato in Inghilterra a questo tipo di band ma comunque in grado creare grosse aspettative verso l'album di debutto Other People’s Problems, registrato in Islanda al Sundlaugin Studio di proprietà dei Sigur Rós.

La musica proposta dai londinesi sembra uscire da un grande laboratorio chimico di qualche grigio cantiere industriale, nel quale ci si diverte a sperimentare varie formule unendo di volta in volta "elementi" diversi, con una certa predilizione per la scena dance-punk di moda a metà degli anni zero.

Ci sono i Klaxons misti Late Of The Pier (Wood and Plastic) quando non semplicemente i Foals (Jostle), ma ai Breton piace anche utilizzare battute pseudo hip-hop e piazzarci sopra una melodia stonata e indolente (il concetto è simile, ma i These New Puritans non sono più vicini della vecchia scena grebo o di certe cose trip-hop). Nella strofa di Edward The Confessor sono gli Strokes in versione marcio-sintetica prima di prendere la tangente dei Test Icicles, mentre a ripulire un po' le asperità pensano i suoni tondi di Governing Correctly e la smooth black music stoppata di 2 Years.

Colpisce il lato arty/DIY e l'utilizzo di orchestrazioni (violini sugli scudi) – difficili da trovare in proposte vicine al Breton-sound – lungo queste undici tracce che delineano bene la pulsante ricerca musicale della band senza mai stancare, nonostante l'assenza di particolari agganci catchy. Forse ancora leggermente acerbo, Other People’s Problems è uno di quei dischi da scoprire pian piano e l'impressione è che il meglio debba ancora arrivare. 

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