Recensioni

7.5

Un iperspettro si aggira per l’Europa: uno spettro accelettronico inesistente in natura, serendipicamente scoperto mashuppando online Eno-yin e Autechre-yang, frutto-frankenstein mostruoso ma tutto sommato facile da assemblare. Ingredienti: 1. Link allo streaming premium di Music For Installations; 2. Link alle NTS Sessions 1-4 dello store della Warp. Istruzioni: 1. Selezionare la prima traccia del box enoiano (Kazakhstan) e premere play; 2. Dopo 20-30 secondi cliccare su tla1 degli Autechre, sempre tenendo Eno in sottofondo; 3. Godetevi il risultato (uniche accortezze: a. arrivati a carefree counter dronal mettere in pausa Eno; b. arrivati a 77 Million Paintings mettere in pausa gli Autechre; c. fermarsi dopo i primi 4 CD del box di Music For Installations, prima che vi scoppi il cervello): ipergeneratività al quadrato, con allargamento della copertura dello spettro sonoro, assemblando basi ambient e cocci aguzzi di bottiglia Max/Msp. Perfetta colonna sonora, impertinente e solleticasinapsi, per tutti gli andr-, gino- e trans-droidi in ascolto: provare per credere. Certo, così si fa di due erbe un fascio, facendo violenza sulla purezza genetica di due tra i filoni più preziosi dell’elettronica: so what? Liberi tutti.

Volendo, comunque, ci si può anche limitare ad ascoltare e recensire solo il cofanettEno, già di per sé foriero di piacevoli soddisfazioni (e lo stesso vale, anzi vale atque vale!, per l’ultima fatica del duo di Rochdale): sei CD (o nove vinili) per cinque ore e 25 minuti di prelibatezze sonore, quasi tutte selezionate dall’archivio di ambientazioni che il non musicista di Woodbridge ha realizzato per sonorizzare varie installazioni artistiche. Tre su sei sono riedizioni di lavori precedentemente già pubblicati, ma in edizioni limitate e quindi di non facile reperimento: Lightness (Music For The Marble Palace), parte integrante dell’evento tenutosi nel 1997 a San Pietroburgo, è epitomico esempio di musica generativa, potenzialmente infinita; per I Dormienti (per un’installazione londinese di Mimmo Paladino) e le Kite Stories (per il museo Kiasma di Helsinki), risalenti al 1999, nel gioco di rimbalzi viene utilizzata, atomizzata e/o stretchata, anche la voce umana; di Making Space e dei suoi nove pezzi strumentali (quattro dei quali con l’apporto, alla chitarra e/o alla composizione, di Leo Abrahams, collaboratore a più riprese di Eno a partire dal 2005) se ne poteva qui fare serenamente a meno. Anche i suoni di 77 Million Paintings, sorta di remix di tanti spunti precedenti (da Ambient 4: On Land a Neroli, passando per Thursday Afternoon, tanto per citare tre caposaldi dell’ambient marchio di fabbrica di casa Eno), erano già noti (nel 2006 era uscito il DVD omonimo con il software che combinava casualmente immagini e musiche, e da lì in poi il concetto è stato più volte riproposto in giro per il mondo), ma vale davvero la pena perdersi ancora in queste profondità opalescenti. Anche i due dischi contenenti inediti, tra passato (Five Light Paintings è del 1985, The Ritan Bells del 2005), quasi presente (Kazakhstan e Flower Bells sono del 2017) e futuro (le Music For Future Installations del CD 6) insistono, a ragione, a battere le stesse ipnotiche, amniotiche strade. Release per Enoinomani, ma non solo. Non per tutti: o sbadigli o ti meravigli. O mixi con gli Autechre, ma questa è un’altra iperstoria.

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