• gen
    01
    2017

Album

Warp Records

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Timing perfetto per l’uscita del nuovo album ambient di Brian Eno: il giorno dopo San Silvestro, il chill-out day per eccellenza, l’ascolto di Reflection può rappresentare l’equivalente di un digiuno depurativo, ideale per riequilibrare gli eccessi. Gli spazi dilatati e l’assenza di connessioni ritmiche tra gli elementi lasciano spazio per pensare (“thinking music“): nel pieno rispetto delle regole del genere, Reflection è costruito in modo da poter rispondere a “vari livelli di attenzione di ascolto, senza costringerne alcuno in particolare; musica che possa essere al tempo stesso interessante e ignorabile” (vedi le liner notes di Music For Airports, 1978) in questo senso può essere anche l’occasione per riflettere sullo stato di uno dei filoni più fortunati dei tanti indicati e percorsi dal Nostro nella sua lunga e gloriosa carriera di artista/teorizzatore/affabulatore.

Nel presentare il lavoro, Eno l’ha definito come il più sofisticato finora dei suoi esperimenti ambient: affermazione accettabile se per “sofisticato” intendiamo “il più rigoroso nell’applicazione dei principi cardine” della musica generativa (altra fortunata definizione creata da Eno per processi creativi applicati già dal Medioevo), ovvero “creare parametri, lasciarli partire, e vedere ciò che accade”. I rapporti tra gli eventi sonori che costituiscono Reflection sono determinati da regole preordinate così complesse (o così semplici?) che il risultato finale appare dettato esclusivamente dal caso, concretizzandosi in improvvisi raggruppamenti di note (sempre senza sconfinare nell’atonalità: qui rimaniamo in un tranquillizzante mondo in sol minore) e lunghi spazi vuoti. La disciplina dell’artista-osservatore passivo viene effettivamente onorata fino alla lunga dissolvenza finale, dove l’assenza di eventi fa risaltare la presenza della decisione di terminare il processo. I 54 minuti dell’album rappresentano sostanzialmente una demo della app con la quale Reflection è stato realizzato, dove i risultati sonori degli algoritmi possono effettivamente svilupparsi all’infinito senza restrizioni dovute al supporto: un lento fiume in continuo fluire, incessantemente sempre diverso, ma inesorabilmente dipendente dalle regole con il quale è stato creato. Prospettive affascinanti ma solo in potenza: la descrizione del processo rimane più interessante dell’output, né melodicamente attraente come Discreet Music o Music For Airports, né meravigliosamente sottrazionista come Neroli. E per le sedute di depurazione dopo-cenone, chi scrive preferisce ancora la “musica per pensare” di Thursday Afternoon, datata 1985, dove la mano progettuale del giardiniere-artista è più presente e palpabile. C’è ancora tanto futuro dietro le spalle.

Aggiornamento (1/4/2017). Non è un pesce d’aprile: esattamente tre mesi dopo il lancio di Reflection, una “nuova iterazione” (di 59’42”) sostituisce in toto la precedente nei servizi di streaming. C.V.D., come volevasi dimostrare: «il lavoro generativo cambia con le stagioni».

Aggiornamento (25/11/2017). Il progetto stagionale viene confermato con il susseguirsi di nuove iterazioni: a luglio era arrivata quella estiva, rimpiazzata ad ottobre con quella autunnale. Ora la versione disponibile in streaming è quindi di 1 ora, 5 minuti e 25.

1 gennaio 2017
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