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Settima pallottola della Spears. La reginetta (?) del pop torna in pista con una cosa che farà gola ai remixatori più smaliziati (le tracce sicuramente andranno in mano a gente che comanda gli stadi, sia per quella che una volta chiamavamo 'commerciale' oggi capitanata dalla Swedish House Mafia, sia per gli amici no problemo Crookers).

Il disco ci va di autotune, vocoder, bassi ultrafidgettati e la solita vocina che ormai potrebbe anche venir fuori direttamente dallo speaker del portatile in quanto a inventiva e complessità. La Spears punta ovviamente al suo avatar, la femme fatale che non è (e probabilmente non sarà mai, cioè Madonna). Britney è ancorata ovviamente ai produttori, che in fondo qui non fanno nemmeno una brutta figura. Max Martin e Dr. Luke (Backstreet Boys, *NSYNC, Robyn, Katy Perry e altri) manovrano a loro piacimento il manichino, che ha già sbancato in America. Supersuccesso mondiale e sicuramente per mesi in classifica.

L'ennesima dimostrazione del superpotere dei produttori. Le tracce si fanno ballare, ma Britney non è più il personaggio di qualche tempo fa. Oggi lo stile-al-passo-coi-tempi pop è tutto per Lady Gaga. Una bomba solo per i fan. Per gli altri è già musica-da-autoscontri.

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